Iraq: Baghdad, musulmani si oppongono alla distruzione di una chiesa caldea e si offrono per restaurarla

Musulmani di Baghdad si oppongono alla distruzione di una chiesa e si offrono per il restauro: accade nella capitale irachena dove un gruppo di abitanti di fede musulmana ha inviato una lettera al Patriarca Caldeo, Mar Louis Raphael I Sako, chiedendogli di preservare la piccola e antica chiesa caldea della Vergine Maria Benedetta, costruita nel 1921, offrendo un contributo al suo restauro. A raccontare la storia è il sito Baghdadhope che spiega: “A partire dalla guerra all’Iraq del 2003 molte chiese sono state distrutte a causa delle violenze imperversate nel paese dopo la caduta del regime, e culminate in quelle operate dall’Isis a Mosul e nella vicina Piana di Ninive. Molte chiese sono state temporaneamente chiuse per motivi di sicurezza e molte per mancanza di fedeli, emigrati altrove nel paese o all’estero”. E’ questo il caso della chiesa della Vergine Maria Benedetta appartenente alla chiesa caldea. La chiesa di ridotte dimensioni è sita nell’ormai centrale quartiere di Camp Gailani, costruito nel 1920 su un terreno di proprietà di della famiglia Shubarji, che ne affittò e ne vendette i lotti ai nuovi arrivati destinandone uno in uso alla costruzione di una chiesa come luogo dove pregare Dio. La chiesa caldea della Vergine Maria Benedetta fu eretta nel 1921 proprio sul terreno concesso in comodato d’uso dalla famiglia Shurbaji, e fu seguita dalla costruzione di una scuola primaria gestita dalle suore caldee e che accoglieva anche bambini appartenenti a chiese non cattoliche. La progressiva mancanza di fedeli caldei a Camp Gailani spinse nel 2003 il Patriarcato Caldeo a restituire il terreno della chiesa ad un membro della famiglia Shubarji. Con 29 parrocchie da mantenere nella sola Baghdad, sono parole del Patriarca Caldeo riferite da Baghdadhope, il destino della piccola chiesa senza più fedeli sembrava segnato: costruita nel 1921 con materiali poveri e scadenti il suo restauro sarebbe troppo oneroso. Decisione che però è stata osteggiata dagli abitanti musulmani dell’area che in una lettera hanno chiesto al Patriarca di preservare la piccola chiesa come segno di pacifica convivenza tra le diverse religioni. “Ora aspettiamo la decisione della famiglia Shubarji che ancora possiede il terreno su cui è la chiesa”, ha commentato Mar Sako, ma “non possiamo non essere felici per il segnale datoci dagli abitanti musulmani di Camp Gailani. Chiederci di preservare la chiesa e magari aiutarci a restaurarla è un segno bellissimo che ci fa ben sperare per il futuro”. Un segno di convivenza e rispetto reciproco che si sposa con quelli compiuti dallo stesso patriarca caldeo che ha espresso pubblicamente il proprio dolore per il disastro del traghetto affondato a Mosul in una lettera aperta agli abitanti della città, ha disposto che in tutte le chiese caldee di Baghdad si pregasse per le vittime in occasione delle messe di domenica 24 marzo. Oggi Mar Sako si è recato a Mosul con i suoi vescovi ausiliari per una cerimonia di ricordo delle vittime e per portare concreta solidarietà alle famiglie delle vittime cui la chiesa caldea donerà 20.000 dollari.

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