Brexit: minacce di morte a parlamentari e ministri che sono contro l’uscita dall’Ue

(da Londra) Minacce di morte in Gran Bretagna a parlamentari e ministri. Erano impensabili solo tre anni fa, prima del referendum del 23 giugno 2016, in questo Paese noto per il suo rispetto dell’ordine pubblico e delle regole del vivere civile. Oggi sono all’ordine del giorno. L’ultima persona a dichiarare di essere stata intimidita, tre volte, per telefono, è stata Margaret Georgiadou, promotrice di una petizione per chiedere che il Brexit venga revocato. “Mi hanno fatto capire che potevano uccidermi”, ha detto, aggiungendo che insulti e minacce le arrivano anche dai social network. La raccolta di firme che la donna ha promosso, sul sito del Parlamento britannico, ha attratto oltre 4,3 milioni di partecipanti e ha suscitato un dibattito sulla possibilità, per il Regno Unito, di revocare, in modo unilaterale l’articolo 50, fermando il processo di Brexit. Anche diversi parlamentari sono stati minacciati e la situazione è peggiorata dopo il discorso con cui la premier Theresa May li ha accusati del fallimento del Brexit. Secondo la Bbc molti non hanno più il coraggio di dire come la pensano e hanno già deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni. Anna Soubry, ex conservatrice, oggi indipendente, contraria al Brexit, non ha potuto ritornare a casa nel fine settimana perché minacciata. Il suo collega laburista Lloyd Russell-Moyle è stato aggredito da un uomo che urlava che i politici sono tutti “traditori”.
Silvia Guzzetti

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