Acqua: Istat, balneabile il 66,9% delle coste marine italiane. Il 32,2% soggetto a divieto permanente

Nel 2017 le coste monitorate ai fini della qualità delle acque di balneazione sono oltre due terzi (67,8%) della linea litoranea italiana (superiore a 9.000 km). Il restante 32,2% è soggetto a divieto permanente perché interessa zone destinate a specifiche attività che ne escludono la balneabilità oppure presenta rischi di sicurezza per motivi igienico-sanitari. È quanto emerge dal report diffuso oggi su “Le statistiche dell’Istat sull’acqua” relativo agli anni 2015-2018.
Stando ai dati diffusi, nel 2017, le acque di balneazione con qualità eccellente interessano il 93,1% della costa italiana monitorata, una percentuale che, nonostante il costante aumento degli ultimi anni, ha registrato un leggero calo rispetto all’anno precedente. La Puglia e il Friuli-Venezia Giulia sono le Regioni con la quota più alta di costa eccellente monitorata (99,8% e 99,3%).
Le acque di balneazione con qualità scarsa, spiega l’Istat, sono appena lo 0,8% della costa italiana monitorata, quota in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Tale valore dimostra che l’Italia sta perseguendo l’obiettivo prefissato dalla normativa, considerato l’elevato numero di acque di balneazione, circa un quarto del totale europeo, e nonostante la forte antropizzazione delle coste, più facilmente soggette a fenomeni di inquinamento.
Dall’indicatore relativo ai tratti di costa balneabili – dato dalla percentuale della lunghezza della costa balneabile rispetto alla lunghezza complessiva della linea litoranea – risulta balneabile il 66,9% delle coste marine italiane, considerato che lo 0,9% di costa monitorata non è stata mai aperta durante tutta la stagione balneare 2017. In Sicilia, Campania e Calabria, più del 2% di costa monitorata è stata interdetta ai bagnanti, soprattutto per la presenza di scarichi delle acque reflue urbane che possono dare origine a fenomeni di inquinamento.

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