Terremoto Centro Italia: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “non abbiamo bisogno di continua propaganda elettorale ma di risposte efficaci”

foto SIR/Marco Calvarese

“Con il tempo, la pazienza, l’impegno e l’onestà tutto ciò che è crollato può ritornare a vivere. E dal genio di san Benedetto dobbiamo imparare sempre di nuovo a edificare, cioè a costruire essendo coscienti che ogni azione, per essere tale, deve avere in sé l’idea di un bene comune verso cui tendere. È lo stile e il contenuto della ricostruzione alla quale tutti aneliamo. Perché queste vallate, questa gente vuole vivere!”. È il monito lanciato dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, durante l’omelia della messa per la festa liturgica di san Benedetto celebrata questa mattina nella centrale piazza di Norcia, di fianco alla basilica natale del Patrono d’Europa sbriciolatasi a causa della violenta scossa di terremoto del 30 ottobre 2016. “Questa gente – ha ribadito il presule – non vuole essere accompagnata dolcemente alla morte, che si manifesta nello spopolamento delle frazioni, nella precarietà del lavoro, nell’incertezza della ripresa del turismo; chiede di essere messa in grado di ritrovare una vita dignitosa e sicura, facendo ritorno alle proprie case, ritrovando i monumenti della cultura e della fede, recuperando quel patrimonio di relazioni che rende la vita buona e feconda. Lo chiediamo ai vari Presidenti del Consiglio, Ministri e Sottosegretari, Parlamentari italiani ed europei, che in questi quasi tre anni non hanno mancato di farsi vedere a Norcia, con tante assicurazioni e promesse”. Da qui una serie di domande pressanti di mons. Boccardo che attendono risposta: “Perché tanta gente non può godere il calore della propria casa, il cui recupero continua ad essere un problema apparentemente senza soluzione? Perché tante pratiche che potrebbero e dovrebbero essere risolte celermente si perdono nei meandri della burocrazia, generando scoraggiamento e irritazione nelle generazioni più giovani e rassegnazione in quelle più anziane? Perché non è stato ancora ripristinato l’accesso ai cimiteri, dove le persone conservano la memoria dei loro cari? Perché i nostri ragazzi disabili, con genitori e assistenti, sono costretti a raccogliersi in un container per trascorrere qualche ora in serenità ed armonia? Perché i lavori di sgombero delle macerie a San Benedetto si sono interrotti, a Santa Maria non sono iniziati, a San Salvatore si sono conclusi e tutto si è fermato, a Sant’Eutizio non possono procedere per la mancata messa in sicurezza della montagna sovrastante? Perché la politica continua a proporre le consuete contrapposizioni, frutto delle diversità di appartenenza e della volontà di primeggiare sempre e comunque? Perché tanti devono ricevere per carità ciò che sarebbe loro dovuto per giustizia?”. Per uscire da questo “vicolo cieco” e pensare “veramente a ricostruire”, è necessario “il concorso generoso e intelligente di tutti – Istituzioni nazionali, regionali e locali, associazioni di categoria, Comunanze e Pro-loco, comunità civile ed ecclesiale, singoli e gruppi. A cominciare da un tessuto sociale fatto di umanità, di coerenza e di onestà, di reciproco aiuto ed accoglienza, di mutuo perdono, di civile e cristiana solidarietà”. “Vorrei dunque – ha concluso mons. Boccardo – che da questa piazza di San Benedetto il grido di tanti, che il vescovo raccoglie e fa suo, giungesse fino ai cosiddetti ‘palazzi del potere’ e scuotesse la coscienza e stimolasse la responsabilità di chi li abita: non di continua propaganda elettorale abbiamo bisogno, non di visite ufficiali e proclami altisonanti, ma di risposte veloci ed efficaci, di semplificazione delle procedure, di soluzioni concrete ai diversi problemi, soprattutto di gesti eloquenti che restituiscano a queste popolazioni fiducia e speranza”.

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