Papa a San Crispino: don Cacciamani (parroco), “non vogliamo fare delle parate, ma far vedere la nostra vivacità”

“L’avrei sicuramente invitato, era mio desiderio invitarlo, ma essendo qui da due anni e mezzo avrei aspettato un po’ per prepararmi meglio…Invece il Papa mi ha preceduto”. Don Luciano Cacciamani, parroco di San Crispino da Viterbo, descrive così – in un’intervista al Sir – l’emozione per l’arrivo – domani – di Francesco nella comunità parrocchiale che si trova al Labaro, quartiere della periferia Nord di Roma, 7mila abitanti, tra cui molte famiglie giovani e una ricca presenza di immigrati. “Quando la visita del Santo Padre è stata annunciata a fine messa, c’è stato un applauso fragoroso dei fedeli, presi alla sprovvista ma subito pronti ad accoglierlo”, prosegue don Luciano: “Molti lo aspettavano”. Nella chiesa parrocchiale, dove si sta lavorando per riuscire ad ospitare 500 persone, domina la luce che penetra dal soffitto fatto di raggi di cemento: nonostante il fermento per gli ultimi preparativi, l’atmosfera è semplice e serena. “Non vogliamo fare delle parate – spiega il parroco – ma mostrare ciò che siamo in questo modo genuino,  far vedere la nostra vivacità”.
Una vivacità che sa di allegria, come quella per cui è celebre il santo di cui la parrocchia porta il nome. “San Crispino – rivela don Luciano – è un santo che mi piace molto: quando ho letto di lui mi ha molto ricordato San Filippo Neri”. “In parrocchia non ci dovrebbero essere musi lunghi: quando ho sentito il Papa pronunciare questa frase, l’ho sottoscritta in pieno. Certo, i problemi ci sono, ma c’è anche la gioia, la serenità, la vivacità che va vissuta con semplicità, come si fa nelle famiglie, in cui si ride, si scherza…Credo che sia il volto più forte della comunità cristiana: avere quello sguardo particolare di chi non si ferma solo alla difficoltà, ma sa anche ridimensionare i problemi, che ci sono ma sono superabili”.

 

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