Don Peppe Diana: don Ciotti (Libera), “gli hanno negato l’ultima omelia, ma il suo messaggio oggi risuona più forte”

“Gli hanno negato quell’ultima omelia, senza capire che, così facendo, il suo messaggio sarebbe risuonato ancora più forte, amplificato dal martirio”. Lo scrive il fondatore di Libera e del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, nel numero di marzo di Vita pastorale, anticipato al Sir, nel 25° anniversario dell’uccisione di don Peppe Diana, che ricorre il 19 marzo. “Dopo 25 anni il suo ricordo vive nei cuori e, soprattutto, nell’agire quotidiano di tante persone”, ricorda il sacerdote. Affermando che “la voce scomoda di quel giovane sacerdote non era stata spenta dai proiettili, ma continuava a dare fastidio ai boss”. Don Ciotti indica un “ricchissimo raccolto spirituale” e un altro “reale”, cioè “i prodotti coltivati da una cooperativa che non a caso porta il suo nome, ‘Le Terre di Don Peppe Diana’”. Sono trascorsi dieci anni dalla firma del protocollo di intesa per la gestione dei terreni confiscati ai clan. “Ci sono state intimidazioni e sabotaggi. Ma oggi nelle ‘Terre di Don Peppe Diana’ si produce un’ottima mozzarella di bufala, simbolo di un territorio che non vuole più essere inquinato dai rifiuti tossici né dal malaffare”, sostiene il fondatore di Libera. Nelle sue parole il ricordo di un altro frutto dell’impegno del sacerdote ucciso dai Casalesi, cioè l’elezione a sindaco di Casal di Principe di Renato Natale, medico, vicinissimo a don Diana. “A lui e ai tanti che in 25 anni hanno profuso un impegno coraggioso e caparbio, ma anche a noi tutti, don Peppe chiede oggi in prestito la voce. Quell’ultima omelia negata, sta a noi pronunciarla e farla vivere ogni giorno”.

 

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