Unione europea: Conte, “se non saprà rimanere unita non potrà essere né forte né competitiva”

“Se non saprà rimanere unita, l’Unione europea non potrà essere né forte né competitiva, prima di tutto sul piano politico, nel definire e nel perseguire la propria posizione in ordine alle priorità appena menzionate; priorità rispetto alle quali, tengo a rimarcarlo, nessuno Stato nazionale, muovendosi in modo isolato, potrà mai assicurarsi una compiuta ed efficace tutela dei propri interessi nazionali”. Lo ha affermato oggi il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, nei suoi interventi a Montecitorio e Palazzo Madama per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo prossimi e sul memorandum d’intesa con la Cina sulla “Via della Seta”.
Per il premier, “l’esigenza di un’Europa unita al suo interno e forte nel mondo va tenuta a maggior ragione presente nell’attuale fase di fine legislatura europea” e “in vista dell’avvicendamento del Parlamento europeo e della Commissione europea”. “Per essere forte nel mondo – ha proseguito – l’Unione europea deve essere un attore di respiro globale già al suo interno, elaborando adeguate strategie in materia di crescita, lavoro, sviluppo industriale e innovazione”. “Vedo, purtroppo, confermarsi – e questo mi preoccupa molto – un approccio europeo prociclico e procedurale che, negli ultimi anni, si è mostrato inadeguato rispetto alla sfida della crescita e all’esigenza di equilibrio fra la riduzione e la condivisione dei rischi”, ha proseguito Conte, rilevando che “il rallentamento economico globale sta avendo un impatto sulla congiuntura economica in Europa e necessita di una risposta europea, con un rafforzamento soprattutto della domanda interna e con un impulso alla crescita attraverso maggiori investimenti e riforme coraggiose”. “Gli Stati membri che hanno spazio fiscale o surplus commerciali dovrebbero usarli a sostegno della domanda e di investimenti pubblici, per permettere all’Europa di crescere a pieno potenziale e di reagire alle tensioni provocate dagli altri, rafforzando e rendendo anche più resiliente la propria economia”, ha evidenziato Conte, sottolineando come “la continua sollecitazione ad accrescere la competitività è da accogliere se questa è finalizzata ad accrescere gli standard di vita dei cittadini europei, ma è da respingere se nasconde un mero spirito mercantilista; lo vietano le regole europee, che non possono essere invocate solo quando ritenute convenienti”. “Per essere più espliciti – ha affermato – noi crediamo che la crescita della produttività del lavoro debba alimentare la crescita dei salari dei lavoratori piuttosto che l’accumulo di surplus commerciali, che, oltre una certa misura, sono peraltro vietati dalle medesime regole europee”.
Conte ha anche richiamato la necessità che “dopo le elezioni per il Parlamento europeo deve lavorare a una vera strategia industriale europea, capace di creare crescita e occupazione attraverso il sostegno, con adeguate risorse, alle nuove tecnologie, alla ricerca e all’innovazione, e capace di tutelare imprese e mercati europei da strategie aggressive di Paesi terzi”.

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