Razzismo: Piperno, “va combattuto con l’educazione a partire dalle scuole”

“Il razzismo e l’odio per le persone diverse vanno combattuti con l’educazione, a partire dalle scuole dove sarebbe bene dedicare un tempo significativo tempo a questi temi”. Anche perché “ancora oggi, in Italia, ci sono manifestazioni razziste e posizioni politiche che non si allontanano troppo dal razzismo”. Lo ha sottolineato Roberto Piperno, vittima delle persecuzioni razziali, che dopo essere scampato al rastrellamento del ghetto ebraico di Roma nel 1943, ha “sentito la necessità di testimoniare perché quello che è successo non si verificasse mai più”. Piperno, il primo a organizzare i “viaggi della memoria” ad Auschwitz per gli studenti delle scuole superiori, è intervenuto alla Conferenza “Testimoni”, organizzata nell’ambito della “Settimana di azione contro il razzismo”, promossa fino al 24 marzo dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar). La memoria ha un valore anche per mettere al bando “l’idea assurda che esitano razze inferiori e superiori, e che quelle superiori possano considerarsi tali da poter uccidere le altre”. Piperno ha raccontato di quando, ad appena 5 anni di età, fu costretto con la sua famiglia a nascondersi prima a casa di amici e poi, per sette mesi, in uno scantinato di un Convento di suore, da cui poteva uscire solo per il pranzo o per andare nel giardino interno. “Solo la madre superiora sapeva: lei – ha spiegato Piperno – aveva ottenuto il consenso dal Vaticano, che come in tante altre occasioni accettò che fossimo salvati così. Se poteva favorire la salvezza degli ebrei, lo faceva, come avvenne nel nostro caso”.

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