Razzismo: Manconi (Unar), “l’Italia non è un Paese razzista, lavorare per favorire la conoscenza”

“L’Italia non è un Paese razzista: definirlo così o consentire che si possa definire così è il più grande regalo che si possa fare ai nemici, a coloro che vogliono alimentare il razzismo”. Lo ha affermato in modo “netto e bizzarramente controcorrente” Luigi Manconi, coordinatore dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha aperto, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Conferenza “Testimoni” che dà il via alla “Settimana di azione contro il razzismo”, campagna di sensibilizzazione e animazione territoriale giunta alla sua quindicesima edizione, in programma fino al 24 marzo. Questa Settimana, con le sue iniziative promosse in decine e decine di città, è “contro l’intolleranza, per la conoscenza e la convivenza”, ha riassunto il coordinatore di Unar per il quale “il contributo che possiamo offrire alla convivenza tra italiani e stranieri è quello di non dare dell’immigrazione solo un’immagine miserabilista, della marginalità sociale, della sofferenza”. “Tutto questo – ha chiarito – c’è e pesa, è un retaggio dolente, ma l’immigrazione è anche creazione, pensiero, innovazione, libri, musica e teatro”. “L’Italia è il Paese dove è intenso il sentimento che fa del razzismo un tabù e lo rifiuta, dove 5,2 milioni di stranieri regolari vivono in relativa integrazione con gli italiani e dove 900mila minori frequentano le nostre scuole”, ha ricordato Manconi sottolineando che “il nostro lavoro è intervenire dove il sentimento di smarrimento e di inquietudine sociale può trasformarsi in razzismo”.

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