Diocesi: mons. Marino (Savona), “se il Signore ci donasse anche oggi politici miti”

“La fede cristiana non può restare invisibile o “‘astratta’ (separata dalla vita): deve diventare concreta e dare forma alla vita. Concreta e attuale”. Lo ha detto, oggi, mons. Calogero Marino, vescovo di Savona-Noli, nella messa per la festa di N.S. di Misericordia, patrona della città di Savona e della diocesi, celebrata nella piazza del santuario di N.S. di Misericordia, raggiunto, partendo dal duomo, in processione da migliaia di fedeli, nel 483° anniversario dell’apparizione della Madonna. “Possiamo sognare la politica non come scontro, ma come incontro, non come un gioco a chi grida più forte o sa meglio costruire la figura del nemico dal quale difendersi, ma come un dialogo faticoso tra diversi, nella comune passione per il bene comune. La politica come amicizia civica – ha auspicato il presule -. Nel segno di una benedizione possibile, e non di una scontata maledizione, o di una paura che ci sta portando ‘ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza’”.
Il vescovo ha ricordato che “ci sono state stagioni che hanno conosciuto il protagonismo responsabile dei cristiani che, nell’esercizio dell’impegno politico, sono stati fedeli al Vangelo. La nostra Costituzione, fondata su un principio di fraternità non secondo il sangue ma secondo la legge, è sgorgata dal crogiolo della seconda guerra mondiale, ma anche dalla capacità di alcuni grandi cristiani (come Dossetti, La Pira, Moro, De Gasperi, Fanfani) di narrare e interpretare una visione universale, che va oltre gli interessi elettorali del momento e che nasce da una ‘antropologia’ che sgorga dal Vangelo”.
È necessario riscoprire oggi “una beatitudine in particolare: la mitezza”, ha avvertito mons. Marino: “Se il Signore ci donasse anche oggi politici miti! Perché mitezza non è infantilismo e tendenza a rinunciare, ma la fermezza di chi si fida di Dio e proprio per questo, nella fedeltà alla propria coscienza, diventa invincibile. Come Gesù, sulla Croce!”. Secondo il presule, allora, “ci è chiesta una visione. Che è quanto più ci manca. L’occasione delle prossime elezioni del Parlamento europeo potrà – almeno così spero – aiutarci a ritrovare (e, certo, ad aggiornare nell’oggi!) la visione (il sogno!) dei padri fondatori; altrimenti, il declino dell’Europa (che non è una cosa astratta, ma riguarda la vita concreta di ciascuno di noi) sarà davvero inevitabile”.

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