Corruzione: Riva, “male senza volto” che si presenta come “apparenza di bene”

Nessun affresco medievale sui vizi e sulle virtù rappresenta la corruzione. Un male senza volto, che a volte si presenta come “apparenza di bene” e una faccia da santarellino. Il segno dell’immanenza perfetta, come ci insegna spesso l’attuale Pontefice. Questi, in estrema sintesi, i concetti base dell’articolo “Segni di corruzione tra bon ton e senso di realtà” pubblicato da Franco Riva, docente di etica sociale e antropologia filosofica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sul numero 1/2019 di “Vita e Pensiero”, il bimestrale culturale dell’Ateneo. Due aspetti apparentemente opposti sono in realtà facce della stessa medaglia. “A dispetto delle apparenze”, scrive Riva, “il culto delle buone maniere” e del “senso di realtà” sono “uniti nel mentire la realtà, falsificata da entrambe le parti. Le buone maniere falsificano la realtà corrotta coprendola di apparenze e di bon ton”, il “senso di realtà” creando “un burattino corrotto della realtà. Apparenze o burattini, il risultato è lo stesso”. C’è anche, come avverte il Papa, “una corruzione del religioso. Un ‘umanesimo’ pagano adattato a buon senso cristiano”, una “mondanità spirituale”.” Corruzione, corrotto. Troppo abituati a scandali choc, condanne mediatiche, indagini segrete su luoghi e cose nascosti, a prendere in senso quasi letterale le parole, ci si aspetterebbe di veder apparire qualcosa di brutto e marcescente”; invece, avverte Riva, “la corruzione non ha una faccia. Mente anche quando scoperta. Sorride anche quando incastrata. Nega anche dopo la condanna”. In Evangelii gaudium, Francesco definisce “tremenda” una “corruzione con apparenza di bene”.

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