Brexit: accordo Ue-Regno Unito non può essere votato la terza volta a Westminster. Verso lo slittamento del 29 marzo

(Londra) Un annuncio shock che ha “sorpreso” Theresa May come ha confermato un portavoce della premier. A fine giornata il presidente della Camera dei comuni John Bercow, al quale tocca decidere le procedure del parlamento britannico, ha deciso che “un terzo voto sul ‘withdrawal agreement’ non è possibile a meno che quest’ultimo non venga cambiato in modo sostanziale”. L’accordo siglato dalla premier e dalla Ue lo scorso novembre, che regola il periodo di transizione dopo il recesso del Regno Unito, insomma, non può tornare per un terzo volto a Westminster dove è già stato bocciato due volte. Inutile il lavoro frenetico svolto dal governo, durante il weekend, per cercare di convincere i parlamentari del partito nordirlandese Dup e altri deputati conservatori a sostenere l’accordo della premier. Secondo il “solicitor general” Robert Buckland, consulente legale del gabinetto, il Regno Unito si trova in una “crisi costituzionale”. Potrebbe essere necessario chiudere questa sessione del parlamento e aprirne un’altra prima che si possa arrivare a un terzo voto. Secondo l’ufficio stampa della Camera dei comuni “è quasi certo che Theresa May chiederà ai leader europei, riuniti per il summit di giovedì, un’estensione dell’articolo 50 che regola il recesso del Regno Unito e che la data del Brexit, il 29 marzo prossimo, verrà sostituita con un’altra più lontana nel tempo. Questo cambiamento può avvenire rapidamente e non richiede il voto del parlamento”.

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