Azione Cattolica: card. Bassetti, “l’essere associazione un anticorpo sano per combattere il virus individualista”

“L’Ac esiste per essere risorsa formativa, per dare volto e anima a uomini e donne credenti e credibili, che non fanno della comunità cristiana un ‘rifugio’ quanto invece una ‘riserva’ per un di più di umanità da spendere al servizio del mondo”. Lo ha sottolineato ieri il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, durante il convegno “Formare gli operatori pastorali oggi, qui” organizzato dall’Azione Cattolica della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, per celebrare i 30 anni del cammino formativo per gli operatori pastorali, nella parrocchia della Ss.ma Annunziata a Marina di Carrara. “Spesso – ha osservato il porporato – viviamo una esistenza fatta di parti, di frammenti, mentre sarebbe essenziale creare unità nella nostra vita. È questo il primo prezioso contributo che la proposta formativa dell’Ac può offrire oggi alle persone, in particolare ai credenti, che hanno bisogno ancora più degli altri di fare unità nella propria esistenza, di ritrovare le priorità, di recuperare una adeguata capacità di sintesi”.
Una ricchezza ulteriore viene, per il cardinale, dall’essere “associazione” soprattutto oggi, “in un contesto culturale, politico, economico e sociale, ma a volte perfino ecclesiale, nel quale sembra sempre più spesso prevalere la logica dell’‘ognun per sé’, o del ‘si salvi chi può’, quando non quella del ‘tutti contro tutti’”. “Una logica – ha chiarito il porporato – che ancora si riverbera drammaticamente, ad esempio, sul vergognoso egoismo con cui affrontiamo la questione dell’immigrazione, ma che probabilmente ha avuto non poche responsabilità anche nello spingerci nel baratro della crisi economica che ancora stiamo attraversando e nel tenerci lì a fondo, a lottare ognuno per se stesso senza la forza morale necessaria per uscirne insieme. Una logica che trova la sua conseguenza più immediata nell’incapacità che dimostriamo, come società italiana, a disegnare insieme un futuro”. In alternativa a questo modo di pensare e di vivere, “è giusto sottolineare il valore di un modo di stare nella Chiesa e nella società che educa alla condivisione delle scelte, delle fatiche e delle responsabilità”. È su questo piano che si gioca una possibilità di “fare cultura” nel senso più vero e importante del termine, “incidendo in profondità sul nostro tempo, immettendo nel corpo della società, nella mentalità di oggi, anticorpi sani per combattere il virus individualista, che genera processi di disgregazione dei legami sociali e di assolutizzazione dell’io”.

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