Papa Francesco: a Confcooperative, “non solo ‘prenditori’ di bene, ma ‘imprenditori’ di carità”

“Anche oggi la Chiesa non ha solo bisogno di dire ad alta voce la Verità; ha sempre necessità di uomini e donne che trasformino in beni concreti ciò che i pastori predicano e i teologi insegnano”. Lo ha detto Papa Francesco nel suo discorso rivolto ai membri della Confederazione delle Cooperative italiane, ricevuti oggi in udienza nell’Aula Paolo VI, in occasione del 100° anniversario di fondazione. Riferendosi agli “uomini del nostro tempo”, il pontefice ha segnalato che “hanno bisogno di scoprirsi non solo ‘prenditori’ di bene, ma ‘imprenditori’ di carità”. Guardando al “vostro modello cooperativo”, “ispirato alla dottrina sociale della Chiesa”, il Papa ha evidenziato che “corregge certe tendenze proprie del collettivismo e dello statalismo, che a volte sono letali nei confronti dell’iniziativa dei privati”. Un modello che “frena le tentazioni dell’individualismo e dell’egoismo proprie del liberalismo”. “Infatti, mentre l’impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l’impresa cooperativa ha come scopo primario l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali”. Consapevole che “anche la cooperativa deve mirare a produrre l’utile, a essere efficace ed efficiente nella sua attività economica”, Francesco ha chiesto che “non si perda di vista la reciproca solidarietà”. Quindi, nelle parole del Papa la certezza che “questo modo di vivere il modello cooperativo esercita già una significativa influenza sulle imprese troppo legate alla logica del profitto”, perché “le spinge a scoprire e a valutare l’impatto di una responsabilità sociale”. E, ancora, l’esortazione all'”ostinazione a restare umani in un mondo che vuole mercificare ogni cosa”.

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