Donne nella Chiesa: Segoloni (teologa), “posizioni di responsabilità, anche se non legate a un ministero ordinato”

“Abbiamo sempre relazioni gerarchiche fra un maschile e un femminile, a meno che non ci si sposti in ambiti totalmente laicali, come aggregazioni e movimenti, dove qualcosa si ridimensiona ma, paradossalmente, perché si ragiona secondo la mentalità diffusa nella società e non per una rinnovata consapevolezza ecclesiale”. Lo afferma Simona Segoloni, docente di Teologia dogmatica all’Istituto teologico di Assisi, in un’intervista pubblicata dal sito della Facoltà teologica del Triveneto, in vista del convegno sulla sinodalità delle Facoltà teologiche italiane che si terrà, a Padova, il 12 aprile. Al centro della sua riflessione, il tema della presenza e del ruolo della donna nella Chiesa. Tra i problemi per l’attuazione della sinodalità, la teologa giudica “fondamentale” il clericalismo. “Questo si unisce a un maschilismo che sbilancia la struttura sociale della Chiesa – spiega – e, anziché valorizzare la novità evangelica che porta a costruire una Chiesa di fratelli e sorelle, rischia invece di esaltare le differenze in modo distorto”. Proprio “prassi sinodali”, secondo Segoloni, possono contribuire a ridimensionare lo sbilanciamento. Percorsi dove “la parola ‘consultivo’ non sia sinonimo di ‘accessorio’”. “In un organismo consultivo, chi decide è tenuto all’ascolto obbediente di ciò che lo Spirito discerne in quella porzione di Chiesa radunata; e se in questo consiglio assieme agli uomini siedono le donne, allora anche da esse dipende ciò che si deciderà. Si potrebbe inoltre pensare a ruoli di leadership per le donne, posizioni di responsabilità, anche se non legate a un ministero ordinato”.

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