Csi: don Albertini (ass. ecclesiastico), “chiamati ad essere associazione profetica”

A 75 anni dalla fondazione, il Centro Sportivo Italiano (Csi) è chiamato “a rileggere la sua storia e a rilanciarla, perché questa non è nostalgia ma coraggio di affrontare il nuovo e un tempo in cui c’è più una consistenza cristiana che teneva insieme le società”. Lo ha sottolineato don Alessio Albertini, assistente ecclesiastico nazionale del Csi, che ha tirato le conclusioni le Convegno “Chiesa o sport” organizzato proprio dalla realtà che riunisce 13055 società sportive e conta oltre un milione di tesserati sparsi in 21 sedi regionali e 139 territoriali. “Dobbiamo essere un’associazione profetica, capace di scuotere le coscienze”, ha scandito il sacerdote che si è detto convinto del fatto che il Csi possa dare un contributo fondamentale alla missione della Chiesa oggi. “Se l’invito della Chiesa è che esca e vada da tutti, noi – ha spiegato – siamo chiamati ad arrivare a tanti, in tanti posti: ciò che conta è far crescere bene i ragazzi non per tenerli nelle nostre realtà, ma per mandarli nel mondo e anche nel mondo dello sport”. Ricordando che “tutti sono importanti, specialmente i poveri, anche di talento e di educazione” e che “occorre recuperare l’esperienza della festa”. “Vogliamo sederci ad un tavolo per far sì che si che si trovi uno strumento comune per lavorare insieme perché tutti hanno qualcosa da dire”, gli ha fatto eco il presidente Vittorio Bosio per il quale “se l’associazionismo cattolico mettesse insieme tutti i talenti, diventerebbe una realtà grande e più efficace”.

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