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Comece: Juncker, “faccio appello a voi uomini saggi. In questo momento l’Europa ha bisogno di pazienza e determinazione”

(dall’inviata a Bruxelles) “Faccio appello a voi uomini saggi. Gli uomini saggi sono pazienti e determinati e l’Europa in questo momento ha bisogno di pazienza e determinazione”. Con queste parole Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha concluso il suo intervento ai vescovi delegati delle Conferenze episcopali dell’Ue, riuniti in questi giorni a Bruxelles per la loro Assemblea. Juncker è arrivato nella sede della Comece, a Square de Meeûs, puntuale alle 9.30 ed ha rivolto ai vescovi un discorso di 50 minuti in cui ha affrontato a 360 gradi i nodi presenti e le sfide future dell’Europa. Juncker ha esordito dicendo che l’Unione europea “è sicuramente migliore di quello che si dice”. È innanzitutto “un progetto inclusivo” chiamato – come amava dire Giovanni Paolo II – a “respirare con due polmoni”. Un continente impregnato dei valori cristiani, dove “la dignità della persona umana” è “rispettata indipendentemente dalla razza e dall’orientamento sessuale”. Juncker ha poi espresso tutto il suo apprezzamento per l’appello al voto che i vescovi Ue hanno rivolto il 14 febbraio a tutti i cittadini, giovani e anziani, in vista delle elezioni europee di fine maggio. “L’Europa – ha detto Juncker – non può essere lasciata in mano solo ai politici”. “L’Europa è competenza di tutti”. Il presidente della Commissione europea ha poi parlato del ruolo “pacificatore” che l’Europa può e deve svolgere nel mondo sebbene gli ultimi trend sia demografici che economici indicano che il nostro continente è destinato in un futuro prossimo a perdere la sua influenza nel contesto mondiale. Questa sfida richiede oggi di essere affrontata insieme. A questo proposito, Juncker si è rivolto ai populisti. “L’Europa non è contro le Nazioni”, non è un progetto volto a “far sparire le singole identità in un magma europeo” ma un luogo dove le divergenze e le diversità vengono rispettate e amate. Nel suo discorso Juncker ha parlato anche delle ferite che stanno colpendo l’Europa. Ha fatto riferimento al tema della dignità del lavoro e alla povertà, soprattutto dei bambini e rivolgendosi ai vescovi ha detto: “La dottrina sociale della Chiesa è l’insegnamento più nobile della Chiesa” e l’Europa deve riscoprire i valori e i suoi principi guida. Sui rifugiati, il presidente Juncker è stato realista: ha parlato di una “risposta di tecnocratici” che è arrivata dall’Europa e anche a questo riguardo ha detto di aver apprezzato la Dichiarazione del presidente della Comece, Jean-Claude Hollerich, sulla “responsabilità condivisa di accogliere, proteggere, promuovere e integrare” – secondo quanto indicato da Papa Francesco – i migranti e i rifugiati nelle nostre società. A questo proposito, Juncker ha parlato della necessità di avviare un programma-Africa perché solo agendo sullo sviluppo dei Paesi di quel continente è possibile evitare che i giovani “muoiano in mare”. Solo alla fine del suo intervento, Juncker ha accennato all’affaire Brexit. “La questione è grave”, ha detto aggiungendo che è intenzione dell’Unione europea salvaguardare “una relazione amicale” con il Regno Unito, sulla base di “una storia condivisa” e dei “valori comuni” che legano da sempre l’Inghilterra all’Ue.

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