Salute mentale: Siracusano (psichiatra), “società sempre più competitiva non tutela fasce deboli” Attenzione a “povertà vitale”

Il suicido “rappresenta la seconda causa di morte in adolescenza” e le pratiche di autolesionismo “sono estremamente diffuse tra i nostri ragazzi”. Per questo occorre non sottovalutare e riconoscere eventuali segni di disagio già nei bambini. A sostenerlo in un’intervista al Sir è Alberto Siracusano, direttore della Cattedra di psichiatria e della Scuola di specializzazione in psichiatria dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata e componente del Tavolo nazionale sulla salute mentale istituito dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. Secondo lo psichiatra, l’aumento delle patologie mentali – l’Oms le indica come vera emergenza del futuro – è legato anche alla nostra società “sempre più competitiva” e incapace di tutelare “le fasce più deboli della popolazione. Ci sono dati sempre più robusti sul collegamento tra povertà, disuguaglianza sociale e salute mentale. I tassi di suicidio sono nettamente maggiori tra le fasce più svantaggiate della società”, ma la povertà non è solo economica. Esiste anche una “povertà vitale” che è “un impoverimento più globale, culturale, relazionale, affettivo, valoriale, sempre più diffuso nella nostra società e che rappresenta un substrato favorevole all’interno del quale si sviluppa disagio, senso di smarrimento, difficoltà ad investire nel futuro e a fare progetti”. E sull’aziendalizzazione sanitaria, Siracusano afferma: “Se da un lato è necessaria per migliorare l’efficienza del sistema, rischia di perdere di vista il valore della vita e dell’uomo. Non è possibile curare un sintomo, una patologia, senza considerare i risvolti psicologici o familiari che vengono innescati. In questo senso, la collaborazione tra la Cei e il Tavolo è indispensabile per individuare percorsi comuni che tengano conto delle esigenze globali di ogni paziente”.

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