Pastorale sociale: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), “senza la fede la nostra azione diventa ideologica”

(Treviso) “Quando un ufficio diocesano della pastorale sociale e del lavoro deve decidere cosa fare davanti alle questioni legate all’inquinamento o al degrado dei territori occorre avere un’attitudine come premessa a qualsiasi nostra forma di accompagnamento: il servizio della fede e la promozione della giustizia”.
Lo ha detto il gesuita padre Francesco Occhetta, redattore della “Civiltà Cattolica”, tenendo oggi pomeriggio a Treviso, all’hotel Maggior Consiglio, l’intervento introduttivo del 4° Seminario nazionale di Pastorale sociale, intitolato “Cercare un nuovo inizio, per una pastorale sociale capace di futuro: lavoro, giovani, sostenibilità”, rivolto in particolare ai direttori degli uffici di Pastorale sociale e alle associazioni interessate.
Padre Occhetta, intervenuto sul tema “L’Unità prevale sul conflitto. Essere enzimi nei nostri territori”, ha proseguito: “Senza la dimensione della giustizia e della sua concreta costruzione la nostra fede si ritrae nel cultico. Senza la fede la nostra azione diventa ideologica e rischia di far diventare l’idea più forte della vita delle persone che si devono servire. Tra i valori e la realtà (incarnata) occorre attraversare quella terra di nessuno che si chiama discernimento che porta la dottrina sociale a essere dinamica e sempre in divenire nella storia”.
La Chiesa, ha spiegato il redattore della “Civiltà Cattolica”, non deve avere paura a “entrare” nelle questioni che riguardano il delicatissimo nesso tra ambiente e lavoro e ha portato l’esempio dell’Ilva di Taranto, partendo dal fatto che per la Dottrina sociale “il lavoro è soprattutto la vita del lavoratore” e questa è la bussola che dee orientare il discernimento in casi complessi o di conflitto.
Padre Occhetta, nel ripercorrere l’impegno della Chiesa nel caso Ilva. Ha individuato alcune caratteristiche paradigmatiche, già sperimentate in altri contesti, come quello tedesco: la denuncia di ciò che umilia la persona; l’accompagnamento dei processi di mediazione; lo stile di povertà; la competenza tecnica; la proposta di alternative possibile che rendono l’azione neutra ma non neutrale.

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