Myanmar: Brighi (Associazione Italia-Birmania), “nel Rakhine ancora si spara”

“Nel Rakhine ancora si spara. L’ultima volta che sono andata c’erano scontri tra l’esercito birmano e gli indipendentisti dell’Arakan Army e non siamo potuti arrivare a Mrauk-U, la città vicino ad una bellissima area archeologica. Ora sono i buddisti a combattere, non solo i musulmani Rohingya”. Lo ha raccontato oggi a Roma Cecilia Brighi, presidente dell’Associazione Italia-Birmania insieme Onlus, durante il convegno su donne e lavoro organizzato dal sindacato Fai-Cisl. Anche se i media internazionali non ne parlano più, sono ancora 600.000 i rifugiati Rohingya in Bangladesh, costretti a fuggire dallo Stato interno del Rakhine per la dura repressione da parte dell’esercito governativo. Per loro è ancora impossibile tornare nelle proprie case. Brighi, che conosce benissimo il Myanmar ed ha scritto diversi libri, ha raccontato le condizioni dei lavoratori nel mondo rurale: il 66-70% della popolazione sono piccoli agricoltori, che coltivano ancora con l’aratro e altri metodi arretrati, senza sistemi di irrigazione. Lo stipendio medio dei contadini è pari a 360 euro l’anno. Dopo 50 anni dittatura che avevano espropriato anche le terre “sono arrivate 20.000 denunce collettive di confisca dei terreni, per un totale di 890.000 ettari. Ma solo 133.000 ettari sono stati restituiti – ha detto -. Ed oggi è in corso un nuovo accaparramento delle terre da parte di cinesi, indiani, vietnamiti e thailandesi. Dal censimento del 2014 è risultato che 9 milioni di birmani (tra cui 5 milioni di donne) sono stati costretti ad emigrare verso le città”. Le donne vengono spesso reclutate nei lavori pesanti come la costruzione delle strade. Inoltre è ancora forte la piaga del lavoro minorile: “1 milione e mezzo di bambini lavorano, di cui 600.000 nelle condizioni peggiori”. Un progetto dell’associazione Italia-Birmania con il contributo della Fai-Cisl prevede la formazione di 800 lavoratori e lavoratrici per fare agricoltura biologica e compostaggio e sostituire le coltivazioni di riso con la soia e altri prodotti più appetibili sul mercato internazionale: “Il nostro obiettivo – ha concluso – è creare un volano di sviluppo sostenibile che metta al centro le donne che lavorano nell’agricoltura”.

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