Servizio civile: incontro Tesc a Firenze. Card. Betori, “alle visioni ideologiche si contrappone la parola di Dio”

“Alle parole umane, che si perdono nelle loro verbosità e che soprattutto rischiano di illudere proponendo visioni ideologiche, che nelle loro volontà di potenza diventano distruttive del vero volto dell’umano, come mostrano le ingiustizie diffuse e le guerre devastatrici, si contrappone la parola di Dio, che, rivelando il disegno d’amore che egli ha sul mondo, offre all’umanità un traccia di vita da cui trarre il frutto di un’esistenza piena”. Ad affermarlo è il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell’omelia della Messa celebrata oggi in occasione dell’annuale incontro dei giovani in servizio civile degli enti aderenti al Tesc (Tavolo ecclesiale sul servizio civile), che riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati in questo ambito. L’incontro di quest’anno, giunto alla sua quattordicesima edizione, ha per tema il Messaggio per la Giornata mondiale per la pace di Papa Francesco, “La buona politica è al servizio della pace”, e ha visto la partecipazione di 800 ragazzi provenienti da tutta Italia. “La corrispondenza della propria vita a un disegno alto della storia è ciò che ispira anche l’impegno della persona nella costruzione di una società più giusta e pacifica – ha detto loro il card. Betori -, impegno che trova una forma alta di attuazione nella vita politica, come ricorda il tema del vostro incontro”. “Un tema – ha precisato l’arcivescovo di Firenze – che fa eco a quello proposto da Papa Francesco alla Giornata mondiale della pace di quest’anno. Il Papa prospetta che possa esserci una ‘buona politica’, un’affermazione che si pone sulla scia di un costante insegnamento della Chiesa, che trova la sua sintesi nell’espressione spesso ripetuta e attribuita al santo Papa Paolo VI: ‘La politica è la forma più alta ed esigente della carità’”. Richiamando sempre il Messaggio del Papa, il card. Betori ha sottolineato nuovamente l’importanza della pace come “una conversione del cuore e dell’anima”. Ed è “facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria – ha spiegato -: la pace con se stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza, esercitando ‘un po’ di dolcezza verso se stessi’, per offrire ‘un po’ di dolcezza agli altri’; la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé; la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire”. “Tradurre questo progetto nella ordinarietà della vita – ha concluso – è il compito che ci viene affidato, il servizio che la gente attende da noi”.

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