Schianto aereo Etiopia: Unhcr piange la morte di tre colleghi, Nadia, Jessica e Jackson

L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, piange la tragica scomparsa di tre colleghi rimasti uccisi nell’incidente aereo dell’Ethiopian Airlines avvenuto in Etiopia il 10 marzo. I dipendenti dell’Unhcr Nadia Ali, Jessica Hyba e Jackson Musoni erano tra i passeggeri a bordo del volo ET 302 da Addis Abeba a Nairobi precipitato poco dopo il decollo. “Siamo addolorati da queste terribili perdite improvvise”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, interrompendo la propria visita in Medio Oriente per fare rientro alla sede centrale dell’Unhcr a Ginevra. “È un evento devastante per tutte le famiglie che hanno perso i propri cari nello schianto di ieri. I nostri pensieri vanno a loro”. “Stiamo facendo tutto il possibile per dare supporto alle famiglie di Nadia, Jessica e Jackson in questo momento estremamente difficile e doloroso. A nome di tutti i colleghi dell’Unhcr nel mondo, esprimo loro le condoglianze più sentite. Oggi piangiamo i nostri cari colleghi e amici. L’Unhcr ha perduto professionisti che operavano con dedizione e instancabilmente per milioni di persone costrette a fuggire da guerre e persecuzioni in tutto il mondo”. Nadia Adam Abaker Ali, cittadina sudanese di 40 anni, aveva cominciato a lavorare per l’Unhcr a Nyala, in Sudan, nel 2010. In qualità di Assistant Protection Officer aveva assistito i sudanesi fuggiti dal Darfur. Lascia il marito e una figlia di sei anni. Jessica Hyba, cittadina canadese di 43 anni, lavorava come Senior External Relations Officer per l’Unhcr a Mogadiscio. Aveva assunto quest’ultimo incarico a febbraio di quest’anno. Jessica aveva cominciato a lavorare per l’Unhcr in Iraq nel 2013 e aveva lavorato anche presso la sede centrale dell’agenzia a Ginevra. Fra i familiari più stretti, lascia le due figlie di 9 e 12 anni. Jackson Musoni, cittadino ruandese di 31 anni, dalla fine del 2017 lavorava per l’Unhcr come Associate Field Coordinator nel Darfur Orientale, in Sudan. Aveva iniziato a lavorare per l’Unhcr nel 2014, a Butare, in Ruanda. Fra i familiari più stretti, lascia i tre figli di otto, cinque e quattro anni.

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