Anziani: Bernabei (Italia Longeva), “continuiamo a curare i nostri vecchi nel posto sbagliato”

La fotografia offerta dalle due indagini di Italia Longeva, presentate oggi a Milano, nel corso dell’incontro “La Babele dell’assistenza domiciliare in Italia: key player a confronto”, “conferma che continuiamo a curare i nostri vecchi – quasi il 25% degli italiani – nel posto sbagliato, perché ancora gestiamo la cronicità negli ospedali, con costi straordinariamente superiori rispetto alla gestione in Adi”: è il commento di Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva, professore ordinario di Medicina interna e Geriatria all’Università Cattolica e direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa-collo della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs. “Per superare questo stallo – osserva -, è necessario un fronte comune tra operatori pubblici e privati dell’assistenza domiciliare, per consentire alla più ampia fetta possibile di popolazione anziana e fragile di essere assistita tra le mura domestiche, vicino ai propri affetti e in continuità con le personali abitudini di vita”. “Il nostro compito – osserva Bernabei – non è quello di identificare un modello univoco di organizzazione delle cure domiciliari da replicare su tutto il territorio nazionale, quanto piuttosto quello di individuare delle strategie per rafforzare e modernizzare l’assistenza domiciliare quale modello innovativo di welfare, vera e propria ciambella di salvataggio per il nostro Servizio sanitario”.
Se non è possibile definire un modello univoco di organizzazione dell’Adi, è invece possibile identificare alcune coordinate per orientare l’erogazione delle cure domiciliari, con il fine ultimo di promuovere un accesso più ampio e garantire prestazioni di qualità. L’innovazione tecnologica in questo ambito riveste ancora un ruolo molto marginale: la digitalizzazione della cartella clinica e l’utilizzo di un sistema standardizzato di valutazione del bisogno che permetta un successivo piano di assistenza congruo, ad esempio, consentirebbero di rendere sistematiche le fasi di presa in carico e gestione dell’assistito, massimizzando la qualità, l’efficacia e l’efficienza dell’assistenza erogata. Altro cardine del processo di modernizzazione dell’Adi è il potenziamento dell’utilizzo della tecnoassistenza, che garantirebbe l’accesso alle cure domiciliari anche agli anziani che vivono nei territori geograficamente più ‘difficili’ del Paese, e che in generale accorcerebbe i tempi e gli spazi. Passi in avanti in tal senso si stanno facendo in alcune regioni, con il passaggio dai contratti con gli enti gestori stipulati sulla base di gare d’appalto a quelli basati sull’accreditamento, dal momento che tra i requisiti richiesti vi è l’erogazione di determinati servizi di tecnoassistenza.

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