Beni confiscati: Fondazione con il Sud e Fondazione Vismara, 4 milioni di euro per la valorizzazione nelle Regioni meridionali

Giunge alla quarta edizione il bando per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, promosso da Fondazione con il Sud e Fondazione Peppino Vismara. Complessivamente sono stati messi a disposizione 4 milioni di euro di risorse private (3 milioni dalla Fondazione per il Sud e un milione dalla Fondazione Vismara). Il bando è rivolto alle organizzazioni del Terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, che possono presentare proposte di valorizzazione di beni confiscati già assegnati, prevedendo l’avvio di nuove attività di economia sociale. I progetti dovranno rendere il bene confiscato un “patrimonio collettivo”, occasione di sviluppo sociale ed economico del territorio, coinvolgendo attivamente la comunità locale. “L’esperienza ci insegna che l’impatto di un bene confiscato valorizzato va oltre l’aspetto simbolico, seppur importante, legato al riscatto della comunità dal potere mafioso – dichiara Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud –. Se i beni vengono realmente trasformati in ‘produttori’ di valore sociale, con azioni collettive e anche attività economiche sostenibili, possono essere considerati occasioni di sviluppo locale”. “Partendo dalla riappropriazione di un ‘bene comune’ – aggiunge – è possibile costruire percorsi di coesione e inclusione sociale, iniziative di economia civile, capaci di generare una ritrovata fiducia nel territorio”. È la seconda volta che la Fondazione Vismara partecipa al bando. “La risposta al fenomeno mafioso, proposta dal mondo del non profit – afferma il presidente della Fondazione, Paolo Morerio – attraverso l’uso dei beni confiscati per la crescita della comunità, è insieme una risposta di economia civile e di rinascita culturale che rappresenta un investimento di grande qualità per il riscatto delle comunità locali”.
In Italia su più di 30mila beni immobili confiscati, oltre 15mila sono “destinati”, ovvero già assegnati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc) agli enti locali. L’82% è localizzato nelle Regioni meridionali.

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