Yemen: Al Razehi (rifugiata), “il mio Paese è diventato un cimitero, poniamo fine alla guerra”

“L’Italia fabbrica le bombe che servono ad ucciderci: ad uccidere i nostri sogni, la nostra dignità e la nostra umanità”. La denuncia è di Ashtar Al Razehi, una giovane donna yemenita rifugiata, attualmente ospite dello Sprar del Mugello, che ha lanciato un appello accorato a “porre fine alla guerra, a dire ‘no’ alle bombe che ci massacrano”. “Il mio Paese è diventato un grandissimo cimitero. Il cielo non è più azzurro, ma ha solo il colore della tristezza”, ha detto con la voce rotta dall’emozione in un video trasmesso al convegno “Produzione e commercio di armamenti: le nostre responsabilità”, promosso al Palazzo dei Gruppi Parlamentari per promuovere il confronto tra rappresentanti del governo e delle istituzioni, parlamentari, associazioni di categoria, delle Chiese e della società civile sul tema della produzione e del commercio italiano di armamenti. “Con la guerra abbiamo perso tutto”, ha confidato Al Razehi, sottolineando che “non è facile vedere la paura negli occhi dei bimbi quando sentono il rombo delle bombe o vedere mamme ricoperte di sangue”. Quella in Yemen, ha aggiunto, “è una guerra contro l’infanzia: dobbiamo porvi fine”. “Bisognerebbe far circolare questo video”, ha affermato Stefano Fassina, deputato e consigliere comunale di Roma, per il quale “il ruolo della comunicazione e dell’informazione è fondamentale”. Anche per “smontare l’alibi” per il quale “non ci sono alternative possibili alla produzione di armi”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo