Chiesa italiana: mons. Ricchiuti (Altamura), “ripartire dall’avventura della strada, che dice la fedeltà al Vangelo”

“Ripartire da quelle scelte preferenziali, che dicono la fedeltà al Vangelo. Parola che chiede l’avventura della strada e non le rassicuranti e autoreferenziali strutture – di pensiero, di contesti e di luoghi – ecclesiali”. È l’invito di mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, per la Chiesa italiana nella lettera pubblicata nel numero di marzo di Vita pastorale, anticipato al Sir. Tra le “urgenze” segnalate, anche quella di “non smarrire la memoria” del Concilio Vaticano II. “Quei documenti, che i padri conciliari scrissero e donarono alla Chiesa, di una cogente attualità, pur nel mutare dei tempi, non possono ‘morire’ negli scaffali delle nostre biblioteche”, avverte l’arcivescovo. A suo avviso, “è urgente che la loro conoscenza torni a essere fonte di una nuova teologia dell’evangelizzazione”. “E indichi alle comunità ecclesiali nuove strade da percorrere, per una prassi pastorale che sappia di novità”, aggiunge il presule. Guardando, invece, agli ultimi, mons. Ricchiuti afferma che “è lungo la strada, soprattutto ai suoi margini e alle sue periferie esistenziali, che si incontrano i poveri, gli oppressi, i ciechi, i prigionieri e i cuori spezzati, per dire e offrire loro la speranza e vedere i loro occhi ritornare a incrociare lo sguardo di Gesù nel volto dei suoi discepoli”. È così che viene auspicato l’impegno di una Chiesa italiana che “ritrovi l’audacia di rimettere al centro di tutta la sua presenza nella storia soltanto un progetto, quello scritto dal suo Maestro in otto punti: le Beatitudini”. Quella auspicata è una Chiesa che “si senta ‘beata’, perché solo le scelte preferenziali dei nuovi poveri, della pace, della custodia del creato, della giustizia sociale, della famiglia e dei giovani saranno in grado di rigenerarla e ringiovanirla”.

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