Patti Lateranensi: Nacci, “non è plausibile la trasformazione dello Stato della Città del Vaticano in un’altra cosa”

“Non è plausibile la trasformazione dello Stato della Città del Vaticano in altra cosa che non sia lo Stato della Città del Vaticano”. Matteo Nacci, giurista della Pontificia Università lateranense, ha risposto in maniera netta ad una domanda sulla possibilità, ventilata da alcuni, che lo Stato della Città del Vaticano debba cessare di essere tale per diventare una sorta di “ong”.  “C’è stato un momento storico di difficoltà – ha osservato l’esperto rispondendo ad una domanda sul periodo di passaggio dalla firma alla ratifica edi Patti Lateranensi,  durante la conferenza stampa di presentazione della tavola rotonda sul 90° anniversario dei Patti Lateranensi, in programma il 12 febbraio nel Collegio Teutonico Vaticano – ma che fa parte delle tensioni emotive di due parti che arrivano alla firma di qualcosa assolutamente importante. “Anche nell’ambito del diritto ecclesiastico la Chiesa ha il suo diritto di avere una sussistenza”, ha fatto notare Nacci. “Basta ascoltare cosa ripete Papa Francesco”, ha aggiunto padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche: “La Chiesa nello svolgimento della sua missione è di una natura del tutto particolare: quello che fa la Chiesa non è come l’attività di una ong, perché lo fa in funzione del mandato ricevuto da Cristo. È la natura stessa della Chiesa che si distingue da queste organizzazioni. Non dimentichiamo che la Santa Sede svolge anche attività internazionale a livelli istituzionali, per esempio presso le Nazioni Unite o presso Consiglio d’Europa”. “Anche un uomo molto critico, come il cardinale Domenico Tardini,  sulla realizzazione concreta dello Stato, ha cambiato opinione durante seconda guerra mondiale – ha fatto notare Ardura – perché la possibilità di avere non solo uno Stato, ma anche una zona extraterritoriale è stata una benedizione per la protezione, per esempio, di tanti ebrei. La possibilità di assicurare la sussistenza per le persone protette in questa zona extraterritoriale ha tatto capire quale fosse l’importanza e la bontà del fatto di avere questo staterello, che dal punto di vista territoriale era il  minimo che si poteva pensare, ma che consentiva di avere un’attività a livello internazionale”.

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