Patti Lateranensi: mons. Ardura, “cooperazione fattiva tra la Santa Sede e lo Stato Italiano” ancora attuale dopo 90 anni

“Novant’anni dopo, anche se la realizzazione concreta dello Stato ha potuto sempre essere oggetto di discussione e di riflessione, la cooperazione fattiva tra la Santa Sede e lo Stato italiano ancora oggi, soprattutto in questi anni di precarietà economica e sociale e più recentemente di crisi umanitaria, dimostra la bontà dei Patti Lateranensi”. Ne è convindo padre Bernard Ardura, preside del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, che ha presentato oggi in sala stampa vaticana la Tavola rotonda organizzata dal citato Comitato in occasione del 90° anniversario dei Patti Lateranensi, in programma il 12 febbraio presso il Pontificio Collegio Teutonico. “Con la stipula dei Patti Lateranensi – ha ricordato l’esperto –  si pose fine giuridicamente a cinquantanove anni di relazioni tese, fin dalla ‘presa di Roma’, con la conseguente perdita della sovranità temporale del Pontefice. Da san Pio X, i Papi non avevano più rivendicato il ripristino dello Stato pontificio, e si può ben comprendere che Pio XI desiderasse avere una garanzia dell’indipendenza della Santa Sede dall’Italia. I Patti Lateranensi intervennero dopo dieci anni dall’ultimo ‘smacco’ istituzionale subito dalla Santa Sede, vale a dire l’opposizione dell’Italia alla partecipazione della Santa Sede ai negoziati di pace del 1919, per concludere la I Guerra mondiale”. L’Italia, da parte sua, “intese sbarazzarsi dell’immagine di ‘persecutore’ del Papa. Nel corso degli anni, sotto Pio XI, si instaurò una conciliazione de facto mentre i Patti Lateranensi segnarono la conciliazione de iure”. “I trattati vengono firmati con uno Stato e non con un regime politico particolare”, ha fatto notare Ardura a proposito della firma del Trattato, accompagnato da un Concordato con il regime fascista: “Ciò che è fondamentale è la continuità dello Stato attraverso la variabilità dei regimi politici. Così, i Patti Lateranensi furono firmati tra la Santa Sede e lo Stato italiano ed essi furono inseriti nella Costituzione italiana del 1948, quando l’Italia scelse di passare dalla monarchia alla Repubblica. Secondo Ardura, in sintesi, “si deve lodare la saggezza di Pio XI, che optò per una soluzione che si potrebbe definire ‘minimalista’ quanto al territorio dello Stato, coadiuvato dalla visione realistica del cardinale Gasparri”.

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