Migranti: suor Bonetti (Slaves no more), “chiusure, muri e respingimenti non sono misure accettabili”

“La chiusura dei centri per i migranti, delle case di accoglienza, i respingimenti senza considerare le storie singole di ogni persona che, per motivi diversi decide di intraprendere un viaggio talmente rischioso da portarla alla morte, non sono misure accettabili”. Non usa mezzi termini suor Eugenia Bonetti, presidente di “Slaves no more”, l’associazione che da anni lavora per contrastare il fenomeno della tratta, per denunciare “il clima di ostilità e di chiusura che oggi persiste e insiste, non solo in Europa, ma anche in Italia”. “Non sono i muri, le sbarre e i confini a risolvere il problema dell’immigrazione”, rileva suor Bonetti in una riflessione pubblicata sul sito della Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”, per la quale “è vergognoso che donne, uomini, bambini, vittime di un sistema di schiavitù, rimangano in balia delle onde del mare, ma più ancora lo è la nostra indifferenza mentre i potenti di turno litigano su come spartirsi le quote di migranti”. Nel fenomeno migratorio, chiarisce la religiosa, “i colpevoli non sono le vittime di un sistema di schiavitù, ma il sistema di schiavitù stesso, mosso da gente senza scrupoli, senza un cuore e senza visione di un futuro diverso”. “Chi migra sono donne, uomini e bambini, che fuggono da estrema povertà, fame, guerre e disuguaglianze. Ma chi li ha impoveriti – si domanda – se non i nostri stessi sistemi di vita e di consumo?”.

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