Fine vita: don Angelelli (Cei), “presa in carico complessiva della persona non solo in fase terminale”

“L’attenzione e la sensibilità” verso le persone ammalate deve “essere estesa e prevista sin da subito e non solo nelle fasi terminali dell’esistenza”. A chiederlo è don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, per il quale, così come avviene con le cure palliative, serve “una presa in carico complessiva della persona ammalata nelle diverse dimensioni che la costituiscono”. In questo modo, “verrebbero agevolate le domande vere presenti nel cuore delle persone ammalate, venendo incontro così alle necessità, anche di ordine spirituale, presenti nella persona ammalata e che spesso nelle fasi cosiddette terminali, emergono con maggiore difficoltà”, ha spiegato don Angelelli, intervenendo al convegno “Le Cure Palliative per la promozione di una cultura di responsabilità sociale”, organizzato a Milano dalla Pontificia Accademia per la Vita con la Fondazione Floriani e l’Istituto Nazionale dei Tumori. “Venendo incontro a quanto oggi viene richiesto dalle linee internazionali in ambito clinico, ed in particolare nel mondo delle Cure Palliative, come Chiesa Italiana – ha aggiunto – abbiamo attuato un Piano Integrale di Formazione con l’obiettivo di preparare, e quindi formare, in modo adeguato i cappellani che operano nel mondo della salute perché siano sempre meglio in grado di riconoscere e accompagnare ogni singola persona nel personale e unico cammino di spiritualità”.

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