Democrazia: Pombeni (Un. Alma Mater), “populismo è causato dalla sfiducia in quel costituzionalismo che è comunque l’orizzonte migliore verso cui dirigerci”

“Credo che il costituzionalismo democratico sia ancora l’orizzonte migliore verso cui dirigerci per restaurare quella ‘comunità di destini’ a cui non solo noi, ma i nostri figli e nipoti hanno diritto. Dobbiamo però avere l’umiltà di ripensarlo alla luce delle difficoltà e delle trappole in cui esso è caduto negli ultimi trenta/quarant’anni. Non è un’impresa impossibile, solo che si capisca che non è cosa da affidare a studiosi o intellettuali, ma è impresa da gestire nel vivo delle fatiche delle tante comunità di vita che vogliono ritornare ad essere parte di una più grande e vera comunità di destini”. Lo ha affermato Paolo Pombeni, docente all’Alma Mater di Bologna, nel suo intervento alla prima sessione del XXXIX Convegno Bachelet dedicato a “Il futuro delle democrazie” in corso alla Domus Pacis di Roma. Pombeni è partito rilevando che “ormai il consenso sull’affermazione dell’esistenza di una crisi della democrazia è molto diffuso” e ha proposto un excursus storico che da fine Ottocento ai giorni nostri evidenziando come sia una “crisi di tipo culturale quella che affligge le democrazie in questa apertura del nuovo secolo”. “Quando i cittadini non comprendono più il meccanismo della rappresentanza come in grado di dare vita alla rappresentazione della loro inclusione nella comunità politica – ha spiegato – essi delegittimano quasi per default quel meccanismo”. “Come conseguenza – ha proseguito – nascono altre forme, mi permetterei di dire più barbariche, di riconquista del senso di appartenenza alla comunità attraverso la rappresentazione: tipico il ritorno alla pulsione per il riconoscimento di sistemi elementari di individuazione di una ‘cerchia del noi’ che si vorrebbe consenta il riaffermarsi del solidarismo comunitario in relazione alla difesa dal, ed alla esclusione del diverso da noi”. “Si sposta così il ruolo della rappresentanza – la deriva evidenziata da Pombeni – e lo si fa in parte non piccola coincidere col compito di realizzare la proclamazione, il più possibile ritualizzata (per quanto oggi in formule assai rozze), della esistenza di questo ‘noi peculiare’ che ci dovrebbe difendere dall’assalto e dall’angoscia dell’incertezza dei tempi storici attuali asserragliandoci in una cittadella pseudoidentitaria”. “Non si può sottovalutare – ha ammonito – che oggi questa dinamica, di per sé niente affatto nuova nella storia, può venire sostenuta e amplificata dall’evoluzione dei sistemi comunicativi”. Non a caso, “radio, televisione, telefonia, e infine la tecnologia digitale hanno fornito l’illusione di disporre dei mezzi per conoscere e misurare il sentimento popolare, ma al tempo stesso per manipolarlo e indirizzarlo”. “Il decadimento della cultura democratica si sviluppa in un contesto, attivo ormai da tempo, in cui si è avuta una esasperazione del principio della centralità dell’individuo”, ha sottolineato il docente, secondo cui nell’“incremento drammatico delle diseguaglianze sociali” vanno colte “le radici profonde di una crisi di fiducia nel sistema del costituzionalismo democratico: il populismo non è che uno dei fenomeni più macroscopici ed evidenti di essa”. Un populismo che “vuole presentarsi come l’antidoto alla democrazia della diseguaglianza, ma lo fa dovendo partire dalla proclamazione dell’azzeramento di tutto quanto è stato prima di lui”.

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