Democrazia: Palano (Un. Cattolica), “la fine dell’era americana che cosa comporterà per l’assetto dei nostri sistemi democratici?”

“Le democrazie consolidate come le abbiamo conosciute dopo il 1945 sarebbero state qualcosa di diverso se non si fossero rette su quell’ordine internazionale e liberale che gli Stati uniti hanno costruito. Sarebbero state diverse se nel 1948 non fossero stati riconosciuti come base per ogni ordinamento democratico i diritti umani. Le democrazie occidentali non sarebbero state la stessa cosa se non si fossero rette su quel vincolo esterno che gli Stati Uniti rappresentavano. La fine dell’era americana che cosa comporterà per l’assetto delle nostre democrazie?”. È l’interrogativo posto Damiano Palano, docente dell’Università Cattolica di Milano, nel suo intervento al XXXIX Convegno Bachelet dedicato a “Il futuro delle democrazie” in corso alla Domus Pacis di Roma. “Siamo già oggi entrati nell’era post-americana, in cui gli Stati Uniti si stanno gradualmente ritirando da molti dei loro impegni internazionali. Si tratta di un processo che segnerà i prossimi decenni. Dal punto di vista economico le cose stanno cambiando in modo accelerato con l’ascesa della Cina”, ha osservato Palano, che si è domandato: “Di fronte ad un vincolo esterno viene meno cosa succede?”. Il docente ha rilevato che “abbiamo concepito per molto tempo la democrazia come un insieme compatto diritti e regole che in realtà dal punto di vista storico sono un conglomerato instabile; abbiamo combinato e cucito una serie di dottrine insieme con una serie di istituzioni, tradizioni che avevano storie molto diverse. Abbiamo ritenuto che questo aggregato fosse sostanzialmente stabile e intoccabile”.

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