Giornata contro la tratta: suor Bottani, “in Libia gravissime violazioni dei diritti umani”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“In Libia ci sono gravissime violazioni di diritti umani, tra cui la tortura, lo sfruttamento per fine di lavoro, lo sfruttamento sessuali, le uccisioni”. A denunciarlo è stata suor Gabriella Bottani, coordinatrice nazionale di Thalita Khum, la rete internazionale di religiose e religiosi creata nel 2009 dall’Uisg (Unione internazionale superiori generali), che quest’anno festeggia i dieci anni di attività ed è promotrice della quinta Giornata mondiale contro la tratta, che quest’anno ha per tema: “Insieme contro la tratta di persone”. Durante la conferenza stampa di presentazione della Giornata di domani, la religiosa – rispondendo alle domande di giornalisti – ha precisato che Thalita Khum non ha una presenza in Libia, “ma riceviamo richieste di sostegno crescenti da parte della rete nelle regioni dell’Africa del Nord Ovest, dove molte persone che sono bloccate e non hanno possibilità di attraversare il Mediterraneo sono in balia del tentativo di tornare nei propri Paesi”. “Molte di noi si trovano ad accompagnare persone che hanno fatto esperienze di dolore in Libia”, ha testimoniato la religiosa, annunciando che Thalita Khum ha aperto di recente un punto della sua “rete” in Tunisia. Oggi Thalita Khum è impegnata in attività di prevenzione, sensibilizzazione, protezione, partenariato e preghiera in 77 Paesi nei 5 continenti: 13 in Africa, 13 in Asia, 17 in America, 31 in Europa, 2 in Oceania. Nei 34 Paesi dove non ci sono reti nazionali i coordinamenti regionali o continentali hanno gruppi o persone di contatto. Sono più di mille le religiose formate, che operano in 65 Paesi, e oltre 2mila i partecipanti delle reti guidate dalle suore e impegnati contro la tratta a diversi livelli. Interrogata su quanto incida la presenza della criminalità organizzata sul fenomeno della tratta, suor Bottani ha esortato a “distinguere tra contrabbando di persone e sfruttamento di migranti” e ha fatto presente che esistono “realtà differenziate” legate “alle peculiarità anche territoriali: “Quando si parla di tratta internazionale, esiste un reclutamento delle vittime da parte delle mafie che rende il recupero difficile”, ha spiegato. Nelle zone rurali, invece, “le persone vengono portate in città per la servitù domestica e per altre forme di sfruttamento: siamo sempre in presenza di un crimine, come quello mafioso, ma con caratteristiche diverse rispetto ad altre forme di tratta”.

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