Tumori solidi: Policlinico Gemelli/Cnr, scoperti potenziali farmaci per terapie più mirate

La farmacologia antineoplastica potrebbe arricchirsi, in un prossimo futuro, di nuovi strumenti terapeutici selettivi efficaci. La collaborazione multidisciplinare tra Università cattolica, Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e Istituto di chimica del riconoscimento molecolare (Icrm) del Cne, ha portato infatti all’identificazione di una molecola, brevettata, in grado di inibire selettivamente l’attività della proteina-chinasi Nek6, bloccando in tal modo la proliferazione delle cellule tumorali. La scoperta, pubblicata su Scientific Reports (rivista del gruppo Nature), è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori coordinati dal professor Giovanni Scambia (ordinario di Clinica ostetrica e ginecologica e direttore scientifico Fondazione Gemelli) e dalle dottoresse Daniela Gallo (Gemelli) e Maria Cristina De Rosa (Cnr). “Il nostro gruppo di ricerca si è occupato negli ultimi anni del ruolo della proteina Nek6 nel tumore dell’ovaio, dimostrando come elevati livelli di espressione nel tessuto tumorale si correlino con una prognosi sfavorevole e una scarsa risposta al trattamento di prima linea”, spiega Gallo. “Risultati simili sono stati ottenuti anche da altri gruppi di ricerca in differenti tumori solidi. Sulla base di tali rilevanze cliniche e in considerazione del ruolo di Nek6 nella progressione del ciclo cellulare e nella crescita ancoraggio-indipendente, abbiamo ipotizzato che tale proteina potesse costituire un target interessante e promettente per nuove terapie antitumorali personalizzate”. “Grazie all’utilizzo dei più recenti metodi di chimica computazionale”, prosegue De Rosa, “abbiamo identificato una serie di molecole con putativa attività inibitoria per Nek6”. I composti individuati sono stati quindi testati in vitro con differenti tecniche per la conferma dell’attività farmacologica e successivamente valutati su un pannello di linee cellulari rappresentative di differenti tumori solidi (polmone, colon, mammella e ovaio). “Il composto individuato rappresenta un capostipite per l’individuazione di molecole di potenziale sviluppo clinico per approcci terapeutici personalizzati in campo oncologico”, conclude Scambia.

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