Sicilia: mons. Lorefice (Palermo) a Consulta aggregazioni laicali, “essere portatori di speranza nella cultura e nel territorio di appartenenza”

“Questa è la speranza cristiana: l’incontro di ogni discepolo con il Risorto, presente nella sua parola. Troppe, infatti, nella Chiesa sono le parole umane, ma noi, nei nostri gruppi, nei movimenti e nelle associazioni saremo testimoni di speranza solo accogliendo la Parola, dicendo la Sua Parola. Ciò è avvenuto il primo giorno dopo il sabato, cioè nel giorno del Signore, ciò avviene nell’Eucarestia. Senza di essa non possiamo vivere perché siamo tutti nell’attesa della domenica senza tramonto”. Con questa parole mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e delegato della Conferenza episcopale siciliana per il laicato, ha esortato i siciliani ad essere “laici portatori di speranza nella cultura e nel territorio di appartenenza”. Lo ha fatto, intervenendo all’assemblea generale della Consulta regionale delle Aggregazioni laicali che si è svolta a Palermo, con la partecipazione di un centinaio di persone, rappresentanti delle Consulte diocesane della Sicilia e di 70 aggregazioni ecclesiali.
Mons. Lorefice si è soffermato su alcune pagine del Vangelo, a partire dalla pagina di Emmaus. “Qui emerge la disperazione dei due discepoli di fronte al fallimento di Gesù – ha detto l’arcivescovo -, ma la vicenda si conclude con il loro ritorno a Gerusalemme dove narrano, pieni di speranza, l’incontro col Risorto e il suo riconoscimento nella Parola e nel segno del Pane”. Il presule ha poi indicato altri personaggi che il Vangelo presenta – Maria, i poveri e la vedova di Nain -, tutti “testimoni di speranza che attendono la liberazione dall’oppressione sociale o dalla malattia”. Ha ribadito che, nella preghiera che caratterizza l’attesa del Signore, i discepoli sono chiamati a vegliare nella speranza. “È la prossimità misteriosa del Risorto a riempire di speranza i suoi discepoli, ai quali si mostra di volta in volta con i segni della sua come viandante, giardiniere, pescatore, per indicare la sua solidarietà con l’uomo”.
Dalla riflessione di mons. Lorefice, il segretario generale della Cral di Sicilia, Stefano Vitello, ha preso spunto per la programmazione quinquennale, indicando alcune “prospettive di impegno missionario nei territori siciliani”. Vitello ha così individuato le tappe di questo cammino: “Promuovere una vera fraternità, stimolare la fatica del pensare insieme, impegnarsi gomito a gomito“. “La Cral deve convergere verso alcune tematiche socio-politiche, come lavoro, famiglia, giovani e fragilità, deve riprendere il Tavolo della fraternità politica e stimolare le scuole di formazione socio-politica. È necessario – ha concluso – creare laboratori per approfondire la conoscenza della realtà e dare alla nostra speranza una concreta organizzazione”.

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