Papa negli Emirati Arabi Uniti: conferenza stampa sull’aereo, su lettera Maduro: “Non l’ho ancora letta, vedremo che cosa si può fare”, ma per la mediazione “ci vogliono ambedue le parti”

“Ho saputo prima del viaggio che arrivava col plico diplomatico una lettera di Maduro. Non l’ho ancora letta, vedremo che cosa si può fare”. Nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Ahu Dhabi, il Papa ha risposto così ad una domanda sulla lettera inviatagli da Nicolas Maduro per ricominciare il dialogo: “Ma perché si faccia una mediazione, ci vuole la volontà di ambedue le parti, che siano ambedue le parti a chiederla”, ha precisato Francesco, ricordando che “la Santa Sede nel Venezuela è stata presente nel momento del dialogo in cui c’erano Zapatero e mons. Tscherrig e poi ha continuato con mons. Celli. E lì è stato partorito un topolino. Adesso vedrò quella lettera, vedrò che cosa si può fare. Ma a condizioni che lo chiedano ambedue le parti. Io sono sempre disposto”. “Quando la gente va dal curato perché c’è un problema tra marito e moglie, prima va uno”, l’esempio scelto dal Papa: “Ma si chiede: l’altra parte vuole o non vuole? Anche per i Paesi questa è una condizione che li deve fare pensare prima di chiedere una facilitazione, o una mediazione. E andrò in Spagna”. Ad una domanda sull’assenza del tema della cristianofobia, cioè la persecuzione dei cristiani, nelle parole del Grande Imam Al-Tayyib, Francesco ha risposto: “Io ne ho parlato. Non in quel momento, ma sto parlando frequentemente di questo. Credo che il documento fosse più di unità e di amicizia. Ma condanna la violenza e alcuni gruppi che si dicono islamici – anche se i saggi dicono che quello non è Islam – perseguitano i cristiani. Ricordo quel papà a Lesbos con i suoi bambini. Aveva trent’anni, piangeva e mi ha detto: io sono musulmano, mia moglie era cristiana e sono venuti i terroristi dell’Isis, hanno visto la sua croce, le hanno chiesto di convertirsi e dopo il suo rifiuto l’hanno sgozzata davanti a me. Questo è il pane quotidiano dei gruppi terroristici: la distruzione della persona. Per questo il documento è stato di forte condanna”. In merito al tema della libertà religiosa negli Emirati Arabi, il Papa ha osservato: “Ogni processo ha principi, c’è un prima e un dopo, ma senza fermarsi. Mi ha impressionato un colloquio con un ragazzo di 13 anni avvenuto a Roma. Mi ha detto: ‘Alcune cose che lei dice mi sembrano interessanti, ma io le voglio dire che sono ateo: che cosa devo fare come ateo per diventare uomo di pace?’. Gli ho detto: fa quello che tu senti, gli ho parlato un po’. Mi è piaciuto il suo coraggio. È ateo ma cerca il bene, e anche questo è un processo. Dobbiamo rispettare e accompagnare tutti i processi, siano dei colori che siano. Questi credo che sono passi in avanti”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo