Fine vita: manifesto interreligioso, in ospedale diritto a informazione cure, rispetto propria religione, assistente spirituale e mediatore interculturale

Diritto di disporre del tempo residuo. Questo il primo dei nove diritti contenuti nel “Manifesto interreligioso dei diritti nei percorsi di fine vita” promosso dal Tavolo interreligioso di Roma e presentato e firmato questa mattina nella capitale da 18 rappresentanti di confessioni religiose, responsabili di strutture sanitarie, Asl e associaizoni di volontariato. “Ogni persona ha il diritto di conoscere ed essere reso consapevole del suo percorso di cura e del possibile esito, secondo i protocolli terapeutici più aggiornati, affinché possa gestire la propria vita in modo qualitativamente soddisfacente, anche in relazione alla propria spiritualità e fede religiosa”, recita il primo punto. Il “diritto al rispetto della propria religione” prevede che ogni persona abbia “il diritto di comunicare la propria fede religiosa alla struttura sanitaria affinché possa essere rispettata, in conformità alla normativa sulla privacy”. Quindi diritto a “servizi orientati al rispetto della sfera religiosa, spirituale e culturale”, compatibilmente con le possibilità organizzative. A tal fine, si legge nel manifesto, “la struttura sanitaria deve promuovere adeguati percorsi informativi e formativi per gli operatori”. Il quarto punto prevede il diritto alla presenza del referente religioso o assistente spirituale al quale deve essere garantito l’accesso, compatibilmente con l’organizzazione dei servizi sanitari. Il documento prevede anche il diritto all’assistenza di un mediatore interculturale o “altra persona competente autorizzata, il cui intervento viene favorito dalla struttura sanitaria”. Quindi il “diritto di chiedere, qualora l’assistente spirituale della propria fede non fosse disponibile, l’assistenza da parte di un referente di altra fede”.

 

 

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