Colombia: mons. Urbina (Cec), di fronte ai gravi problemi del Paese “i cattolici si impegnino in politica”

Ha preso avvio ieri a Bogotá l’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale colombiana (Cec), incentrata sul rapporto tra evangelizzazione e politica. Un tema d’attualità, che viene trattato “nel momento in cui il Paese è nuovamente ferito per una violenza irrazionale, polarizzato e chiuso al dialogo da parte delle particolarità e dall’identità di ciascuno”, ha sottolineato mons. Óscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio e presidente della Cec. “Invece che muri – ha proseguito il presule – le differenze politiche potrebbero essere delle porte aperte per l’incontro e il dialogo profondo” sui temi più delicati che investono il Paese, come la necessità di riconciliazione, la corruzione, il narcotraffico, le diverse forme di violenza, la mancanza di equa distribuzione delle terre, la diseguaglianza, la mancanza di progetti educativi e inclusivi, il diritto alla salute, la protezione di chi opera per la giustizia e la pace, le conseguenze della crisi venezuelana per la Colombia. Di fronte alla situazione e a questo lungo elenco di problemi, mons. Urbina ha invitato i cattolici a impegnarsi in politica, “senza farsi intimorire dall’esistente realtà di corruzione, ma piuttosto a sentirsi stimolati a lavorare per cambiare questa realtà”. Ed ha evidenziato l’urgenza di un’azione educativa che promuova la relazione tra politica e morale. Il presidente della Cec ha anche parlato dell’Amazzonia, che sarà al centro del Sinodo previsto per il mese di ottobre in Vaticano: “La deforestazione e la minaccia impunita alla foresta, che è una delle nostre maggiori ricchezze, è uno scandalo. A noi tocca aiutare i colombiani a prendere coscienza del compito comune che abbiamo”, nel difendere questi territori.

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