Venezuela: vescovo Cucuta (frontiera colombiana), “ogni giorno passano il confine in 50-60mila persone”

“È un momento difficile e delicato, soprattutto per il popolo venezuelano che sta vivendo una sofferenza sempre più grande. Mancano alimenti, medicinali, apparecchiature mediche negli ospedali”. Lo spiega al Sir il vescovo di Cúcuta, mons. Víctor Manuel Ochoa Cadavid. La città colombiana, capoluogo del dipartimento del Norte de Santander, si trova alla frontiera con lo stato venezuelano del Táchira. Il momento drammatico che vive il Venezuela si riversa inevitabilmente, sotto vari punti di vista, nella città frontaliera colombiana. Qui, ormai da anni, la Chiesa è mobilitata nel prestare soccorso ai venezuelani. Qui gli Stati Uniti hanno annunciato di voler aprire già dai prossimi giorni un grande centro di distribuzione di alimenti e medicinali, per forzare il blocco degli aiuti internazionali decisi da Maduro. E qui, secondo notizie che si rivelano spesso delle fake news, sarebbero in corso crescenti movimenti di forze armate. “In realtà – spiega mons. Ochoa – movimenti notevoli a livello militare si vedono sul lato venezuelano. Certo, c’è del movimento anche in Colombia, ma inferiore. In ogni caso, se ci fosse un intervento armato degli Usa, di certo l’esercito non entrerebbe da Cúcuta, che è circondata da montagne alte anche cinquemila metri ed è lontanissima da Caracas. Sarebbe come pretendere di attaccare la Svizzera partendo dal Piemonte o dalla Brianza. Piuttosto, sarebbe più adatta la zona del lago di Maracaibo, a nord. Ma, soprattutto, gli Usa hanno un’enorme base nell’isola di Aruba, di fronte alla costa venezuelana”. Piuttosto, il capoluogo del Norte de Santander resta centrale per gli aiuti: “Il momento è grave, l’ingresso quotidiano di venezuelani è salito negli ultimi giorni, siamo a 50-60mila persone al giorno. Attraverso le nostre strutture diocesane riusciamo a garantire circa 10mila pasti caldi al giorno, così come la colazione”. Rispetto all’annuncio degli Usa di voler allestire un grande centro di distribuzione, mons. Ochoa fa presente che la presenza statunitense a Cúcuta è una realtà già da tempo: “Sono loro a finanziare il Programma mondiale degli alimenti, ora però si parla dell’arrivo di una quantità elevatissima di prodotti alimentari, medicinali, generi di prima necessità”.

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