Madonna del fuoco: mons. Corazza (Forlì-Bertinoro), “siamo chiamati a vivere da fratelli, crescendo nella reciproca accoglienza”

“Siamo chiamati a vivere da fratelli, crescendo sempre più nella vera comunione e nella reciproca accoglienza”. Lo ha ricordato quest’oggi mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro, in occasione della festa della Madonna del fuoco, patrona della città. L’immagine della Beata vergine con Bambino – una delle più antiche xilografie su carta sostenuta da una tavoletta in legno oggi esistenti – scampò nel 1428 ad un furioso incendio. E proprio quest’immagine e la sua prodigiosa conservazione colpisce a distanza di secoli il cuore di centinaia di persone. “Cos’è che ha bucato e attraversato i secoli, oltrepassando indenne le difficoltà di ogni tempo? Quale mistero sta alla base del suo successo? – si chiede mons. Corazza – Un evento certamente prodigioso, che continua ad essere ricordato ancora oggi a quasi 600 anni di distanza. Come interpretare questo prodigio? Credo sia soprattutto un grande segno di speranza e di fiducia”. “Nella catastrofe, in ogni catastrofe – prosegue il vescovo di Forlì-Bertinoro –, c’è un punto da cui ripartire. C’è sempre un positivo che offre speranza e fiducia per l’avvenire. È possibile ripartire perché la Madonna con in braccio suo figlio è sempre con noi”. Così come Maria non è rimasta sola, dopo la morte di Gesù in croce, “nessuno resterà solo, potrà sempre contare sulla comunità cristiana, proprio come una seconda famiglia” ha ricordato mons. Corazza. È Maria, nel suo essere madre, a ricordarci che “noi dobbiamo vivere come fratelli, anche se non è sempre facile”. “Avversari della fraternità – sottolinea il vescovo – sono tanti, dentro e fuori della comunità cristiana. Teniamo presente che accanto alla croce di Gesù non c’era solo chi gli voleva bene (pochi), ma c’erano anche molti uomini che seminavano la discordia, che sfidavano e schernivano Gesù. La discordia, l’invidia, il rancore, la violenza sono tutti atteggiamenti che ci impediscono di vivere come fratelli”.

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