Siria: Unicef, da gennaio 12 bambini sono morti a Rukban, 1 ogni 5 giorni

“Nonostante i ripetuti appelli, le morti di bambini a Rukban, al confine sudoccidentale della Siria con la Giordania, continuano ad aumentare con un tasso allarmante. Dall’inizio dell’anno, ogni 5 giorni è morto un bambino”. La denuncia è di Geert Cappelaere, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, che sottolinea come “dei 12 bambini morti fino ad ora quest’anno, 5 erano neonati che non hanno superato nemmeno la prima settimana di vita. Le prime ore, giorni, mesi di vita sono i più importanti per la sopravvivenza di un bambino. Nonostante i migliori sforzi della comunità umanitaria per fornire aiuti di emergenza, Rukban, per le disperate condizioni in cui si trova, è un luogo in cui nessun bambino dovrebbe nascere o crescere”. Un mese fa, l’Unicef ha lanciato un allarme per le temperature gelide e la mancanza di assistenza sanitaria che stavano mettendo a serio rischio le vite dei bambini a Rukban. “Da allora – si legge in una nota dell’Unicef – altri 8 bambini sotto i 5 anni sono morti, 8 madri hanno subito l’inconsolabile perdita di un figlio solo per la mancanza di assistenza umanitaria – qualcosa di scontato nella maggior parte del mondo”. All’inizio di febbraio, un convoglio congiunto Unicef – Nazioni Unite – Mezzaluna Rossa Araba Siriana ha distribuito aiuti per assistenza sanitaria, nutrizionale, igiene e istruzione a circa 40.000 persone che vivono a Rukban. Ma quest’intervento, avverte l’Unicef, ha offerto “solo un sollievo temporaneo ai bambini e alle loro famiglie che sopportano da anni tante difficoltà”. Da qui l’appello a “tutte le parti di considerare in primo luogo i bambini e trovare con urgenza una soluzione duratura per porre fine agli anni di sofferenze che hanno dovuto sopportare. Se le parti non dovessero trovare un accordo per un piano sostenibile per i bambini a Rukban, l’Unicef chiede loro di sostenere subito un accesso umanitario facilitato, senza impedimenti e condizioni ai bambini che hanno bisogno di aiuto. Quanti altri allarmi dovremo lanciare per evitare che i bambini muoiano? Non c’è altro tempo da perdere”.

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