Salute: D’Agostino (giurista), “la cura dice il necessario e reciproco affidarsi degli uomini”

Il termine “cura” indica “con estrema forza semantica una delle modalità costitutive della relazionalità antropologica; il necessario reciproco affidarsi degli uomini come esseri indigenti; un affidarsi pieno di aspettative e di speranze, ma altresì pieno di angoscia perché mai definitivamente risolutivo”. Così Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, intervenendo al convegno sul diritto alla salute promosso questo pomeriggio all’Università Angelicum. “Per quanto chi si prende cura di chi a lui si rivolge per essere curato possa dare risposta positiva alla richiesta di aiuto che riceve – ha spiegato il giurista –, resta ferma l’impossibilità per la cura di apportare quella salus capace di trascendere l’indigenza creaturale di colui da cui la richiesta proviene (per quanto il medico possa sconfiggere singole malattie, la morte avrà sempre la vittoria finale)”. “Quando, col sopraggiungere della morte, prendiamo atto dell’inevitabile, definitivo esaurirsi di ogni possibilità di cura – ha concluso –, giungiamo alla consapevolezza che questo dato di fatto è rivelativo della nostra comune identità: siamo uomini perché ci ribelliamo alla morte, anche quando l’accettiamo”.

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