Diritti umani: p. Occhetta, a 70 anni dalla Dichiarazione universale “sempre più compressi e strumentalizzati”. “Vigilare contro rischio genocidi, pulizie etniche, muri”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Pur essendo tecnicamente “una raccomandazione”, ossia una “dichiarazione di princìpi” priva di valore vinco­lante per le legislazioni statali, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata 70 anni fa dall’Assemblea generale Onu, “rappresentò il riscatto della coscienza sociale mondiale” e, nei fatti, “è la radice che ha nutrito le legislazioni di molti Paesi, ispirando le 130 Convenzioni giuridiche ancora in vigore e le circa 90 Costituzioni nazionali nate o revisionate dopo il 1948”. Lo scrive padre Francesco Occhetta sul quaderno de La Civiltà Cattolica in uscita il 2 marzo. “Mentre celebriamo il testo giuridico più conosciuto e citato al mondo sembra una provocazione vederne sistematiche violazioni. Per quali motivi – si chiede il gesuita – essi, invece di essere rafforzati ed estesi, vengono sempre più compressi” e il potere politico” li strumentalizza e li rimodella a proprio favore?”. “È cambiato qualcosa – la tesi di Occhetta – : per la cultura politica dominante i diritti umani valgono se si gode del diritto di cittadinanza, la politica protegge meglio e di più il diritto statale, con le sue bandiere, rispetto ai ‘corpi nudi’, privi di protezione, che condividono però l’unica esperienza umana e lo stesso destino”. “Occorre dunque vigilare – avverte il gesuita -, altrimenti quando nella storia non si fa memoria del passato, ritornano i genocidi, gli stermini di massa, le pulizie etniche, i muri con i fili spinati, la paura degli altri”. Tuttavia la riflessione sui diritti umani “va fatta a partire dalle loro radici. Una di esse è quella cristiana. Farne a meno significa svuotare i diritti umani di senso, falsare l’idea di libertà e pensare di vivere nel Paese dei balocchi”. “Tralasciare il fondamento dei diritti vuol dire privarli del loro contenuto essenziale e consentire che si disperdano nel ‘mare magnum’ di programmi arroccati sotto la spinta di sensazioni, emozioni, ideologie e perfino di fattori estranei al contesto internazionale”, il monito del  cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, richiamato a conclusione da Occhetta.

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