Umberto Eco: Marrone (semiologo), “la televisione è stata il suo ‘selvaggio’, il suo terreno di studio”

“Potrebbe sembra un caso. Umberto Eco ha cominciato a lavorare subito dopo la laurea, nella metà negli anni ’50, e ci ha lasciati all’inizio del 2016. Raccogliendo questi 52 testi sulla Tv, mi sono accorto che le date coincidono, appunto 1956 e 2015, la fine del 2015”. Così il semiologo Gianfranco Marrone, professore ordinario all’Università di Palermo, che all’Università Luiss “Guido Carli” di Roma ha presentato oggi il volume da lui curato “Sulla televisione. Scritti 1956-2015” (La nave di Teseo), che raduna i saggi sulla tv di Umberto Eco, intellettuale e decano della semiotica italiana, nonché scrittore di risonanza internazionale, scomparso nel febbraio 2016. Marrone ha spiegato al Sir: “Si tratta dunque di un caso questa coincidenza di date? Non credo proprio, perché Eco è stato sempre interessato alla televisione, in quest’arco di tempo così ampio, che coincide con la sua intera carriera intellettuale. Le risposte sono tante. Indico la più sensata: Eco ha dimostrato grandissimo interesse per la televisione perché vedeva nella Tv un nuovo mezzo di massa che si è evoluto con lui e si è trasformato con i cambiamenti sociali-culturali che conosciamo, dagli anni ’50 a oggi, e anche con la ‘fine’ della televisione… dove per ‘fine’ intendiamo il fatto di non essere più un medium dominante come lo era negli anni ’60-‘70”.
Il curatore del libro ha poi rimarcato: “Per Eco la televisione è sempre stata il suo ‘selvaggio’, il suo terreno di studio. Così come gli antropologi e gli scienziati sociali hanno tutti un proprio terreno di indagine, questo è stato il suo terreno di studio, quello che lui ha utilizzato per costruire la sua teoria, cioè la semiotica. Studiare il linguaggio televisivo è servito a Umberto Eco per capire la struttura profonda di qualsiasi linguaggio”.

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