Sviluppo sostenibile: Conte, “ancora ampia la distanza dal raggiungimento degli obietti dell’Agendo 2030, dobbiamo accelerare”

“Oggi più che mai quantità e qualità della crescita sono interconnesse. Non è più possibile privilegiare l’una o l’altra dimensione. Il governo intende porre il tema dello sviluppo sostenibile al centro della propria agenda politica” lavorando per “costruire il benessere attuale senza compromettere la qualità della vita in futuro”. Lo ha affermato questa mattina il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, intervenendo alla Camera dei deputati all’incontro “La politica italiana e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. A che punto siamo?” promosso dall’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) sulla Legge di bilancio. Il premier ha osservato come “le criticità che il processo della globalizzazione ha implicato e l’avvento della grande crisi economica del 2007 hanno scompaginato il nucleo di certezze su cui si è fondato a lungo il modello di sviluppo prevalente nell’Occidente”. C’è stata una vera e propria “rivoluzione” e “un nuovo paradigma si è affermato”. D’altra parte, ha evidenziato, “dei benefici della globalizzazione hanno goduto in pochi e non in molti. Allo stesso modo il consumo indiscriminato di suolo, di risorse naturali e delle acque ha aumentato i rischi ambientali non soltanto nel nostro Paese ma anche e soprattutto nelle zone più povere del mondo”.
Conte ha parlato della necessità di “introdurre e perfezionare nuovi indicatori che permettano di comprendere e misurare tutte le dimensioni del benessere – condizioni di lavoro, salute, ambiente, istruzione, accesso ai servizi pubblici”. “Il nostro Paese ha già fatto dei passi avanti, ne dobbiamo compiere ancora molti”, ha ammonito il presidente del Consiglio, ricordando che “abbiamo un obiettivo ben preciso da raggiungere entro il 2030” e “nell’intero continente è ancora ampia la distanza che ci separa dal raggiungimento degli obiettivi”. “Dobbiamo accelerare, dobbiamo impegnarci”, ha affermato Conte, rilevando che “dobbiamo anche registrare preoccupanti inversioni di tendenza a livello mondiale su temi come la fame, l’insicurezza alimentare, le disuguaglianze, la qualità degli ecosistemi, sul fronte dei cambiamenti climatici che si ripercuotono sull’aumento dei flussi migratori”.

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