Yemen: Msf, “crisi umanitaria alimentata dai governi coinvolti nel conflitto”

foto: Msf

Diversi governi si incontrano oggi a Ginevra per discutere i fondi da impegnare per affrontare la crisi umanitaria in Yemen. “Molti di questi governi, tra cui quello italiano, sono tra i principali esportatori di armamenti verso l’Arabia Saudita e gli altri Paesi coinvolti nel conflitto, che sta causando enormi bisogni umanitari e ostacolando la fornitura di aiuti”. Lo dichiara oggi Medici senza frontiere (Msf), che in Yemen ha il suo più importante intervento in una zona di conflitto, con più di 2.200 gli operatori umanitari che lavorano in 12 ospedali e centri sanitari e forniscono supporto in altri 20. Le parti in conflitto continuano a distruggere le infrastrutture civili, compreso il sistema sanitario, mentre i loro sostenitori internazionali “chiudono un occhio”, denuncia Msf. Un centro per il trattamento colera di Msf ad Abs è stato colpito da un attacco aereo della coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati (Selc) nel giugno 2018, il quinto contro una struttura di Msf nel Paese da marzo 2015. Un successivo rapporto della squadra incaricata dalla coalizione di investigare sull’incidente ha indicato Msf come responsabile, invece che vittima, del bombardamento. “Le parti in conflitto hanno creato ostacoli, tra cui restrizioni alle importazioni, ai visti e ai permessi di movimento, che impediscono l’equa distribuzione di assistenza umanitaria secondo i bisogni della popolazione. Nel frattempo, combattimenti e posti di blocco continuano a frammentare il Paese, limitando la fornitura di aiuti per molte delle comunità che ne hanno più bisogno”. Anche il fallimento nella protezione dei civili e nell’assistenza ai feriti di guerra secondo Msf “è allarmante”: “Aree residenziali e urbane trasformate in campi di battaglia, dove proiettili vaganti, schegge da esplosioni, bombardamenti aerei e mine colpiscono un numero sproporzionato di bambini, donne e persone anziane”. La crisi umanitaria in Yemen “potrà essere risolta solo quando i governi donatori metteranno fine al loro coinvolgimento nel conflitto” e “porranno le parti in guerra di fronte alle loro responsabilità per la loro atroce condotta”. Tra essi “anche l’Italia, che ha consentito l’invio di munizioni e sistemi militari verso la coalizione a guida saudita nonostante diverse risoluzioni del Parlamento europeo abbiano ribadito la necessità di un embargo sulla vendita di armi all’Arabia Saudita”.

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