Robotica: Floridi (Univ. Oxford), “abbiamo bisogno di meno fantascienza e più filosofia”

“Terminator non è in agguato all’orizzonte, gli esseri umani e le macchine non lavoreranno gli uni contro le altre, ma insieme per sconfiggere malattie, ignoranza e povertà”. Sgombra il campo da fantasmi e spauracchi fantascientifici Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford. Nella sua relazione, letta alla seconda sessione del workshop “Robo Ethics. Humans, machines and health” che si conclude oggi in Vaticano per iniziativa della Pontificia Accademia per la vita (Pav), impossibilitato a partecipare di persona, Floridi non nasconde tuttavia alcuni rischi: “Occorre concordare un quadro etico ed empatico nel modo in cui progettiamo l’intelligenza artificiale. Stiamo gettando le basi di una società dell’informazione matura per il prossimo futuro. Dobbiamo decidere quali interazioni uomo–intelligenza artificiale vogliamo”. Certamente la robotica “avrà un impatto sul mercato del lavoro ma bisognerà pensare a nuovi profili professionali. Un altro problema è quello della responsabilità giuridica dei robot più autonomi”. Anche qui, chiarisce il relatore, “il dibattito non è sui robot, ma su di noi e su quale tipo di società vogliamo creare. Abbiamo bisogno di meno fantascienza e più filosofia”.

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