Robotica: Agius (Univ. Malta), “dignità della persona sia sempre al centro di ogni progettazione”

La riflessione teologica “non può rimanere indifferente all’emergere della robotica che coinvolge tutte le sfere della vita. La teologia del peccato e della redenzione getta luce sulla condizione umana, questo richiede un senso di umiltà per accettare la vulnerabilità umana, impegnandosi tuttavia per migliorare la condizione dell’uomo”. Parola di Emmanuel Agius, decano della Facoltà di teologia dell’Università di Malta e membro dell’European Group on Ethics in Science and New Technologies (Ege). Intervenuto alla seconda sessione del workshop “Robo Ethics. Humans, machines and health” che si conclude oggi in Vaticano per iniziativa della Pontificia Accademia per la vita (Pav), Agius precisa anzitutto che “i robot umani, anche se potentemente cognitivi, non devono essere confusi con le persone umane che hanno una loro intrinseca dignità che un robot non può avere” e “proprio questa dignità umana deve essere al centro della progettazione di ogni robot”. In ambito lavorativo, nell’assistenza agli anziani, la robotica ha un volto buono e uno negativo, ossia il rischio di “minacciare a diverso titolo la dignità dell’uomo”. “L’antropologia cristiana definisce che cosa è umano – spiega Augius -; sappiamo che i robot non hanno libertà, anima, coscienza morale, possibilità di commettere peccati mentre gli esseri umani sono agenti morali. L’agire morale è prerogativa esclusivamente umana. I robot non hanno intenzionalità”. Di qui diversi interrogativi: “Possiamo parlare di personalità e responsabilità nei robot? Possono essere titolari di diritti? Possono diventare agenti morali come l’uomo? Possiamo insegnare loro il bene e il male?”.

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