Protezione dei minori: il Regno, l’impegno delle diocesi italiane/1

La diocesi di Bolzano-Bressanone è stata la prima diocesi a reagire. Dopo aver istituito, nel 2010, uno sportello e designato un incaricato per raccogliere le testimonianze e le denunce da parte delle vittime di abusi e violenze, la diocesi ha istituito un tavolo di esperti per verificare i casi denunciati e, in particolare, per offrire un sostegno a chi aveva scelto di rompere il silenzio sulle molestie subite. Poi, in altre diocesi, come a Trento è in cantiere – e verrà tra qualche tempo presentato ufficialmente – un Servizio di tutela per i minori. Sono alcune delle esperienze delle diocesi italiane impegnate concretamente a rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali, formando gli operatori pastorali e prevenendo violenze e abusi, raccolte e raccontate sul prossimo numero de “il Regno”. Alcune diocesi hanno attivato organismi di tutela o diffuso linee guida e – per lo più – promosso convegni e incontri di formazione, in sinergia con istituzioni e associazioni locali. In alcune regioni pastorali sono stati predisposti percorsi di formazione che permetteranno di avere in ogni diocesi alcuni referenti (generalmente laici) per la formazione, la prevenzione e la tutela dei minori. La Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna ha recentemente promosso un corso di formazione per prevenire le violenze sessuali sui minori, al quale hanno partecipato da tutte le diocesi della regione 24 persone con differenti professionalità, già impegnate nei consultori familiari. A Natale è stato inaugurato a Noto l’Ufficio pastorale per le fragilità, diretto da don Fortunato di Noto, da anni impegnato nella lotta contro la pedofilia e la tutela dell’infanzia e fondatore dell’associazione Meter. L’ufficio “si occuperà dell’ascolto e dell’accoglienza per coloro che si trovano in situazioni di sofferenza legate a abusi sessuali, fisici, maltrattamento, nuove dipendenze e problemi nelle relazioni familiari” e fornirà assistenza spirituale e professionale oltre a orientare gli utenti verso competenze e strutture appropriate”.

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