Migranti: il comune di Ceraso (Salerno) ha conferito la cittadinanza onoraria a 13 bambini

Il Comune di Ceraso, in provincia di Salerno, ha attribuito la cittadinanza onoraria a 13 bambini figli di migranti che vivono all’interno di un progetto Sprar. Di nazionalità nigeriana, marocchina, senegalese, Imane, Mina, Sarah, Abdulrauf, André, Jilalì, Rahaf, Welts, Emanuele, Mohamed Amine hanno attraversato il deserto e sono passati attraverso i terribili campi in Libia, per poi rischiare la vita nel Mediterraneo e sbarcare a Salerno nel maggio 2017, insieme ad un migliaio di profughi. Suheila, la più piccola, è nata in Italia ed ha solo poche settimane. Il 19 febbraio scorso il Consiglio comunale di Ceraso ha conferito loro la cittadinanza onoraria durante una cerimonia emozionata. Era presente anche don Luigi Ciotti, di Libera, che ha invitato gli altri sindaci a seguire l’esempio del comune del Cilento. Tra poco scadrà il permesso per restare all’interno del progetto Sprar e dovranno abbandonare le case del paese, per effetto del decreto sicurezza e immigrazione. Anche se la cittadinanza onoraria è un atto simbolico il sindaco Gennaro Maione ci tiene a ricordare che quelli che “sinora erano solo nostri piccoli amici” da oggi, “anche se non nei registri ufficiali di stato civile”, sono “cittadine e cittadini di Ceraso”: “Andranno a scuola a Ceraso. Giocheranno a Ceraso. Impareranno a parlare la lingua italiana. Conosceranno le nostri abitudini, le assimileranno, accumuleranno ricordi, scriveranno, nella terra che li ha accolti, i primi capitoli del racconto delle loro vite. Non saranno più degli estranei e saranno partecipi dei diritti fondamentali, tra cui il diritto alla salute, ad una buona scuola, al buon cibo, a confortevoli luoghi per stare insieme agli altri”. Il gesto simbolico della cittadinanza onoraria, conclude il sindaco Maione, “possa aprire la strada a tanti possibili esiti successivi, possa dischiudere le occasioni giuste per vivere nuove esperienze, facendo abbandonare le antiche paure dei pregiudizi e del razzismo”.
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